Stefania Crozzoletti: Prima vita/La parte assente

PRIMA VITA

D’accordo mi arrendo:
accetto di vivere
la prima esistenza che viene

proseguo stonata
con l’inutile forza che mi contraddistingue
gratto i muri tanto per fare

meglio che essere
assolutamente contemplativa

guardo le stelle
e non trovo significati

guai ad essere
beatamente infelici

***

GRANDE FESTA, PICCOLA TESTA

La gigantesca parata del mondo
mi ferma
è tutto troppo grande
per una testa fasciata

Qualcuno come me
è là fuori?
Non politicamente
non eticamente
spiritualmente intendo

Credo a volte di avere
paure speciali
anomale perplessità
domande gravose

e non c’è prete
teologo
filosofo
maestro
che sia riuscito a rinfrancarmi

C’è qualcuno come me
là fuori?
Un gemello dell’anima
una sorella figlia dello stesso spirito
un poeta che sappia meglio di me
parlare alla vita?
Non riesco a contenere tutto
non riesco a farlo entrare
nella mente e fermarlo

Non si fissa
mille volte gira
e ogni immagine si discosta
dalla precedente
più soffice
più fredda
più verde

Fotogrammi continuamente diversi
si burlano di me
e della mia scarsa cultura

Non sono abbastanza
sapiente
per essere considerata

***

FEMMINILE TOMBALE

Dovrei essere tutto
invece non so che essere
una cosa alla volta
La capacità di sovrapporre i ruoli
propria del mondo femminile
in me diventa
calca di apparenti strati leggeri
ammasso di pietre
praticamente una tomba

***

VERONA, 21/11/2008

Attenzione
alle certezze incrollabili
alle belle case
all’argenteria lucidata
ai prìncipi e alle principesse
alle promesse eterne
ai capelli sempre in ordine

Abbiate cura dei bambini tristi

***

CAPPOTTO

Oggi ho conosciuto Tizio
indossavo il mio elegante cappotto di lana

non gli ho detto che lo porto da anni

al punto adesso della sinusoide
sorvolo sul passato
non ragguaglio sulle rotte

Vorrei lasciare nell’ignoranza
chi non mi vede da anni:
che dormano tra le pieghe dei calendari
Caio e Sempronio che mi hanno
conosciuta senza occhiali
la faccina stupita da giovane lollobrigida
tutto sommato una bella immagine
di ragazza insicura con moti di ribellione
lasciati a metà

Ci sono lati positivi nelle vite di linee
spezzate si toccano giusto gli estremi
poche le sovrapposizioni
rare le eccezioni

Così posso sempre affermare
che nessuno mi ha mai vista
nel momento di maggior splendore
che è sempre stato prima
e sarà sempre dopo

A tutti mentirò dicendo
che il tempo mi vuole bene
Un amore ricambiato

da “Prima Vita”, Fara Editore, 2009

 

Aya Takano

 

ENTRATA LIBERA

Com’è che questa ha sepolto un marito
sprezzante altri ne ha lasciati per strada
prendendosi le ultime monete d’oro

in fondo è poca cosa

Allora penso che tra le gambe
custodisca un caldo sole
raggi come tentacoli che legano
stordiscono

Tra i seni lucine di giostra
intermittenti calamite
madonna del supermarket
con luminose offerte speciali

Sbaglio io
a non serbare nel corpo
il sistema solare

sbaglio di sicuro
se a me si arriva
passando dai buchi della testa
scendendo per le viscere
scavando ad occhi chiusi
infinite gallerie
senza uscite di sicurezza

***

Della vita bambina ricordo
i tramonti sul giardino e l’altalena
appesa alle braccia del gigante

Sfumava dalla terra un’aria profumata
simile alla tristezza
non avevo padre, né madre

figlia di nessuno
nata da una altalena
planavo sulla terra e ripartivo
ansiosa a cercare un pezzo libero di cielo

Ma il corpo nasce dai corpi
e l’anima forse piove dal cielo
o spunta dalla terra come un fiore
trova dimora dove capita

la mia è stata portata dal freddo
nella culla
la bocca aperta dal pianto
chiamava amore

era solitudine, fame, sete,
era già il vuoto

Nella latitanza del calore umano
un soffio al contrario è entrato
sfiorando le gengive nude
con le sue corte ali ha preso posto
tra la testa e il cuore

E’ rimasta, l’anima, è rimasta
sempre,
anche dopo l’arrivo di abbracci
tardivi, non richiesti

***

Non disperata, sono
definitivamente incompiuta

Non è nascosta o d’altri
non è del cielo
né di questa terra
la parte assente

per strada niente s’è perso
nulla è stato strappato
Solo
quello che manca
non è

Mi tengono viva questi
pochi centimetri quadrati
fatti di nome
che pesano sul cuore

 

Aya Takano

 

SENSO

Quando l’ho afferrato per il lembo della camicia, trascinato a riva con una forza che credevo di non avere (in un pomeriggio d’inverno può capitare di non poterne più e di spiccare un salto disperato), l’espressione era di gratitudine. Pareva compiaciuto, felice di essere riconosciuto.

Aveva lineamenti di valido motivo, sembianze di ragione quadrata. Era senso. Lo ammiravo così grande e promettente, gigantesco affrancatore.

Girava per casa. Significava. E la tazza sul tavolo in cucina tornava ai miei occhi tazza. Teneva tra i denti una bacchetta magica, trasformava le parole in luce con disperante chiarezza. Comprendeva. Dolorosamente comprendevo.

Inquieto, pavido senso: al primo ruggito di fiera nascosta, s’è riavvolto. Tutto questo essere rende l’animo greve. Tutto questo esistere è un mancato volo.

da “La parte assente”, e-book, Clepsydra Edizioni, 2009

http://www.faraeditore.it/html/siacosache/primavita.html
http://www.clepsydraedizioni.com/

17 Comments on "Stefania Crozzoletti: Prima vita/La parte assente"

  1. La poesia di Stefania ha un tocco leggero e preciso, prerogativa di quei poeti che guardano alle cose con uno sguardo mai banale e scontato. Tutto sembra seguire un ordine, una luce interna, in un dis-incanto fresco e contagioso.
    Abele

  2. Grazie Abele, è bello essere qui…
    Stefania

  3. … Ed è bello leggerti qui Stefania!
    Di questa straordinaria proposta che coniuga in modo esemplare poesia, immagini e “senso”, questa volta porterò con me i tuoi versi “sbagliati” …

    (…)
    Sbaglio io
    a non serbare nel corpo
    il sistema solare

    sbaglio di sicuro
    se a me si arriva
    passando dai buchi della testa
    scendendo per le viscere
    scavando ad occhi chiusi
    infinite gallerie
    senza uscite di sicurezza
    (…)

    Cari saluti a tutti,
    Anto

  4. mi piace la crozzoletti, mi piace la crozzoletti…mi piace la crozzoletti 🙂

    splendido post….

    un abbraccio a entrambi 🙂

  5. “…
    sbaglio di sicuro
    se a me si arriva
    passando dai buchi della testa
    scendendo per le viscere
    scavando ad occhi chiusi
    infinite gallerie
    senza uscite di sicurezza”

    sbaglio anche io e ne sono felice.

    GRANDE STEFANIA!
    un bacio. n.

  6. Anto, Nat, grazie!
    Essere “sbagliati” (secondo i canoni correntemente imposti) in realtà è motivo d’orgoglio. Certo, si moltiplicano le domande, vengono a mancare le risposte (quelle facili e preconfezionate te le offrono su un piatto d’argento, ma grazie, no), tutto diventa molto più faticoso.
    Poi però si incontrano altri “sbagliati” e ci si sente meno soli.

    @ Gianni: vacci piano con i complimenti, ho un’età :-))))

    un caro saluto a tutti, e ancora grazie al padrone di casa.
    stefania

  7. Uno spaccato della realtà.

  8. di queste gran belle poesie mi colpiscono la leggerezza e l’arguzia, ancorate a terra nel quotidiano, ma anche capace di sorvolarlo con un occhio critico e a metà fra il disincantato e il sognante (mi piace molto questo fatto)

    in particolare trovo questo mio sentire “confermato” (passami il termine, che non ti sembri autoreferenziale e narcisistico, cioè non sto cantandomela da sola, spero :))
    ebbene, dicevo, confermato da
    “Della vita bambina ricordo
    i tramonti sul giardino e l’altalena
    appesa alle braccia del gigante”

    che mi trasporta di colpo verso il bellissimo racconto di O.Wilde.

    margherita ealla

    ciao

  9. nella seconda (grande festa, piccola testa), non ho potuto fare a meno di pensare ad una chiusa frontespecchio, del tipo “Non sono abbastanza / sapiente / per esser corrisposta / dal riflettere”.
    bella anche cappotto, in cui sub-liminale mi sovviene il “cappotto” inteso come sconfitta al gioco delle carte, e brillante la prima parte di entrata libera senza uscite di sicurezza (le uscite umane, si sa, sono tutte di *insicurezza*).
    interessante il racconto (hai un’ottima narrativa dell’assurdo filosofico), in cui avrei visto bene anche un colpo di scena finale con disvelamento di sembianze (giù la maschera!) così ributtanti da fare *senso*…
    : )

  10. e vai stefania!
    s.

  11. un libro che ho letto con sincero piacere!
    (bella l’idea del video, così essenziale).
    s.

  12. Grazie a tutti. Grazie a D.Q., a Margherita (non te la stai “cantando da sola”, le tue parole mi hanno fatto un grande piacere), a Malos (l’idea del colpo di scena finale per il racconto mi ha messo in moto il cervello :-))).
    Grazie a s. (Silvia, sei tu? Il tuo libro l’ho letto e riletto, e ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo e di bello).
    Per quanto riguarda il video, come ha già detto nella sua nota Abele, il merito è di Luca Bizzi, che ha saputo cogliere il *senso* di prima vita, traducendolo in immagini. E’ davvero molto bravo…
    un caro saluto a tutti
    Stefania

  13. dico subito che questa VideoPoesia, mi fa impazzire.
    Poi, aggiungo, il libro di Stefania è davvero un libro che ho amato moltissimo leggere. Rassomiglia alla verità di tutti – la realtà senza i fronzoli dell’ipocrisia. Il suo sembra un occhio lucido che guarda il dolore, con l’umiltà del mondo – addosso.

  14. Grazie Francesca!
    e ancora grazie ad Abele…:)
    stefania

  15. gianluca sansone | dicembre 10, 2009 at 22:03 | Rispondi

    Ho avuto l’impressione ( ma potrebbe dipendere dalla scelta d’impaginazione) di entrare in un lungo corridio pieno stipato di mobili da ufficio reperti archeologici insacchettati vetri colorati aguzzi sbiaditi lucenti versanti e pronti a ricevere luce
    insomma ho creduto vi fosse possibilità di fare spazio, di respirare meglio, di prendersi più tempo prima di uscire.

    Ma mentre scrivevo questo banale commento mi è venuto in mente qualcosa di diabolico: e se fosse proprio questo il prodigio che intendevi creare?

  16. Gianluca, i testi che hai letto sono arrivati dopo tanti anni di non-scrittura. L’immagine del lungo corridoio pieno stipato di mobili (da ufficio, dici? può essere…), reperti archeologici (c’è tutta una vita, più le precedenti, se ci sono state) mi ha fatto un certo effetto, mi ha colpita.
    Per fortuna ci sono anche i vetri colorati… “pronti a ricevere luce” (poi, la luce fa ciò che vuole, arriva se vuole arrivare).
    Sì, sto facendo spazio (almeno credo), a modo mio, scrivendo. Cerco di respirare meglio. Ed è vero, sto prendendo tempo: non è ancora ora di uscire.
    Grazie di cuore
    Stefania

  17. gianluca sansone | dicembre 11, 2009 at 22:29 | Rispondi

    Adesso riesco a inquadrare meglio le cose, ad entrare nel gioco delle prospettive come ieri non m’era riuscito. Mi ci hai portato tu, informandomi che sono versi arrivati dopo tanti anni di non-scrittura.

    Li conosco, i versi che scaturscono come lampi dalle nuvole astratte del silenzio. Hanno tratti aguzzi, lividi, ammaccature e sembrano ancora facili a mutare in altri verso, in tutt’altro.

    Non stonano, nè presentano difetti. Ma sono versi dissimili da tutti gli altri, hanno la luce dela folgore,nessuna pretesa di incandescenza a durare.

    E sono di una bellezza rara.

    Grazie a te per avermene reso il filo che mi mancava

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