Leonardo Selvaggi: Il mio esilio (Rosaria Di Donato)

Ivana[2]

Vincenzo Claps

Leonardo Selvaggi è poeta di ogni cosa: poeta dell’orologio e poeta della speranza; poeta del tempo fermo e poeta del divenire.
Il sentimento vince l’istinto, l’egoismo dell’uomo: è forse il Nostro un poeta romantico? Certamente sì quando per romanticismo si intende il superamento dei limiti dell’intelletto con un concetto più ampio di ragione; sì quando la fredda logica si stempera e lascia spazio alla feconda sapienza del cuore…Semplice e chiaro, lontano dalle sonorità auliche e distante dal verso franto di tanta poesia contemporanea, Selvaggi indugia in descrizioni nitide, idilliache: vere e proprie finestre da cui penetrano nella pagina il profumo del Sud e tutti quei suoni, quei rumori dell’infanzia del poeta …

Rosaria Di Donato

(da Poesie in due tempi, Edizioni Cronache Italiane 1996 in Pomezia Notizie, dicembre 1998).

 

Sono sempre a Torino

Mummificato, vestito e volto
tutto una maschera. Il corpo perde il liquido
e si svuota, l’addome si abbassa.
Un movimento nelle dita incastrate,
anche la testa si sposta dal punto dove adagiata
rimase nell’ultima visione.
Il tuo carico si assesta
e per dei momenti sembri vivo.
Nella mia mente c’è un’altra sostanza,
la tua persona si è fatta idea,
aria che circola nelle vene.
Parlo con te, pare quasi tu fossi
in un altro paese.
Nuove intuizioni, ho sentimenti irradiati,
il pensiero corre, leggera ombra,
velo sottile è l’immaginazione.
Per le strade soddisfatto dell’incontro
ti vedo come prima.
Io sono sempre dove tu sai,
giro attorno alle case,
le contorno più volte con me stesso.
Passeggiate meccaniche, l’illusione
di uscire, il campo chiuso è sempre circolare.
Attorno stringe una fune forte
Contorta che non ha tagli per fuggire.
Dalla memoria e dal vero
l’emozione prende l’avvio,
insieme allaccia passato e presente.
Prende un’ansia di voli, oltre la barriera
della materia, l’intenso ritorno dei ricordi
fa sconfinare nell’azzurro del sogno.

 

Per il greto del Basento

Come serrato in una crosta dura,
nei limiti angusti ho nostalgia.
Mi prende l’ansia di andare
oltre le rive solite
che hanno le pietre levigate.
Scrollato il peso di dosso,
penso alle distese terre arsicce
tra i cardi spinosi carichi di sole.
Ai fiumi in magra, persi in rivoli
nella ghiaia cocente
dove gli arti liberi passano
sopra l’erba vischiosa.
Per il greto del Basento cammino
con le capre che vanno da sole
e si fermano stanche sui dirupi.
A piedi nudi corro
verso i luoghi amati
con le mani che sanno la freschezza
del pane germogliato dai solchi neri.
Le piante saporose della vigna
tengono le drupe colorate
con fine peluria, dentro le foglie.
Nei riquadri verdi dei campi
sono i panciuti meloni
satolli di tutto l’umore
e il profumo succhiati dal fondo.

Da Leonardo Selvaggi, “Il mio esilio”, Nuova Impronta Edizioni, settembre 2009, Roma. Prefazione di Filippo Chillemi.

Leonardo Selvaggi è nato a Grassano (Matera), risiede a Torino da diversi anni. Collaboratore di importanti testate editoriali, ha curato sei Antologie di Poesia contemporanea. Il Centro di Studi e Ricerche “Mario Pannunzio” gli ha conferito il Premio speciale del Presidente della Repubblica per la letteratura 1988. Il 3 giugno 1989 gli è stata conferita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine “ Al merito” della Repubblica Italiana.

15 Comments on "Leonardo Selvaggi: Il mio esilio (Rosaria Di Donato)"

  1. Sono molto grato a Rosaria per questa sua nuova proposta. Mi piacciono molto questi versi spezzati che creano un flusso fatto di incastri e percorsi irti, tracciando mappe esistenziali e dalla grande forza evocativa:
    Nei riquadri verdi dei campi
    sono i panciuti meloni
    satolli di tutto l’umore
    e il profumo succhiati dal fondo.

    Un grande grazie a Leonardo Selvaggi e a Rosaria
    Abele

  2. Ansia di voli oltre la materia: splendido verso. Nei tempi che viviamo
    rappresenta la voglia di ritrovare l’Uomo oltre l’uomo.
    Quanto era di semplice sparisce ai nostri occhi e la Poesia rievoca, spera
    in un ritorno alla Vita. Colori, Natura si impongono per scacciare l’artificio.
    Grazie a Rosaria e all’Autore.

  3. “…l’illusione
    di uscire, il campo chiuso è sempre circolare.
    Attorno stringe una fune forte
    Contorta che non ha tagli per fuggire.
    Dalla memoria e dal vero
    l’emozione prende l’avvio,
    insieme allaccia passato e presente…”

    come a dire che migrazione ci è concessa sempre nel momento in cui, nel limite di noi stessi, e tutto è noi stessi, ci sporgiamo quel tanto che basta per renderci conto che noi non possiamo “cadere”, possiamo solo cedere…a noi stessi e all’ampiezza, all’eccedenza dell’offerta che pullula di vita, una vertiginosa concorrenzialità (concorre, non gareggia, come oggi si intende, ma partecipa nel dare) di ciò che è il mondo naturale e, i suoi movimenti, sembrano questa volta oltre-passare, quel cerchietto cor-dato, quella fune-fine e finemente studiata che è l’orizzonte dentro cui, spesso, ci asfissiamo, con pro-grammi che sono destinati a fallire, senza sentire la partecipazione al tessuto che ci ingloba,nutrendoci e non permettendo di disperdere alcunché. Grazie, ferni

  4. Grazie Ferni, Elisabetta e Abele per la vostra attenzione e squisita cortesia!
    Un saluto a Leonardo Selvaggi che dall’alto dei suoi ottanta anni scrive ancora versi densi e forti che non si rassegnano al labirinto del quotidiano, ma cercano fermamente una possibile via d’uscita.

    Rosaria Di Donato

  5. pasquale vitagliano | novembre 13, 2009 at 18:15 | Rispondi

    Intensi questi versi, che procedono come emboli nelle vene di una tradizione antica che si sente, eppure si spezza nella visione di tempi e luoghi, senza tempo e senza luogo, e per questo modernissimi. Tanto da mimetizzare in modo esemplare l’età veneranda dell’autore.
    Grazie per la proposta.
    Un caro saluto ad Abele.
    PVita

  6. Mi trovo d’accordo con i vostri commenti. Si avverte una grande vitalità, lo sforzo necessario per scrollarsi “il peso di dosso”, ritrovare il senso delle cose li’ dove sempre e’ stato.
    Un caro saluto a tutti voi
    Abele

  7. “i panciuti meloni satolli” evocano la polpa dell’essere: mammelle pronte da suggere che hanno distillato l’essenza più profonda della terra.
    immagine potente.

  8. Grazie Malos, c’è in effetti in questa poesia il legame profondo con la terra che dà vita; il rispetto per una natura sentita e vissuta come parte integrante della persona; l’amore per il paesaggio che delinea l’orizzonte di un’età felice e libera.

    Un caro saluto,

    Rosaria

  9. nella prima poesia sento una costrizione, come se quel corpo disseccato fosse una camicia di forza, le maniche ali forzate chiuse a volo,
    Volo che si intuisce forte in: “ho sentimenti irradiati,”
    oltre il cappio del presente e del contingente
    (“Prende un’ansia di voli, oltre la barriera”).

    Nella seconda; “Scrollato il peso di dosso,
    penso alle distese terre arsicce”
    e ancora nei bei versi sottolineati da malosmannaja(!)
    per la lettura mi trovo con rosaria.

    ciao

    margherita eallaigamma
    (in pressa su word)

  10. Ciao PVita e Margherita in pressa su word! i vostri commenti sono molto originali.

    A presto,

    Rosaria

  11. luciannaargentino | novembre 14, 2009 at 13:42 | Rispondi

    Allora non si smette mai di scrivere! La poesia non va in pensione! Scherzi a parte è davvero confortante vedere come ci sono delle persone che non perdono la loro forza, la loro vitalità e soprattutto la loro voglia di dire… Grazie e un saluto a Rosaria e a tutti i presenti (e futuri). Lucianna

  12. A quanto già scritto (che approvo) aggiungo, e potrebbe però essere in fondo anche una ripetizione, che Leonardo Selvaggi è, a mia impressione, almeno per i versi qui pubblicati, fortissimi, un poeta crudamente realista, malinconicamente ironico, bonariamente arrabbiato col suo corpo che gli intralcia la fuga. Complimenti al poeta e alla poesia.

  13. Lucianna e Maria grazie per essser passate di qui e per aver espresso il vostro punto di vista!

    Un saluto,

    Rosaraia

  14. Lucianna e Maria grazie per essser passate di qui e per aver espresso il vostro punto di vista!

    Un saluto,

    Rosaria

  15. Massimo Frattolillo | novembre 16, 2009 at 11:53 | Rispondi

    Da Torino alle acque del Basento, dalla città alla campagna, da nord a sud, dalle “passeggiate meccaniche” con “l’ illusione di uscire” alle corse “a piedi nudi…verso i luoghi amati”. E’ poesia sentimentale che mai eccede nella banalità del sentimentalismo (dote non comune) e che ben si compie nella trasparente versificazione di chiara matrice bucolica.

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