Anna Ruotolo: Secondi luce

2008-07-21-JS8Q8997_Tall_Ships_Race[1]

by Ray Wilson

dalla sezione: La forma del tempo

Secondo luce

È come dirti addio
sopra il cucuzzolo del Mondo
dopo il mare fin dentro
che ci divide al ponte,
al passeggio chiarazzurro della barca.
Dire addio a te e – prima che sia –
a noi
a tutte le inconsolate vie della tua bocca
alle parole della pioggia sui canali
degli occhi.
Questo è il tempo: una luce di lampi,
breve, come il guizzo della terra
e manca, manca il cono d’ombra
dove si nasce, dove un po’ si vive.

*

Oggi sei un giorno lontano
partito come il treno
oltre la frontiera.
Mi chiederanno se ho aperto
al corriere della strada
se molle è il pacco dopo la pioggia,
perché ho rattoppato la porta.
Verrà, verrà il tempo che ci implora
col segno amorfo sulla fronte
forse una linea profonda,
come saprò vederla.

*

Per parlarti ho preparato tre fuochi:
uno alla finestra nella bianca
bianchissima luce che esplode,
uno oltre il ceppo, poco dopo
il vento sul corpo della noce.
Il terzo – un passato corto –
da una porta aperta a un ponte.
Al sole azzurro che dilava il cielo
dirmi di saperti cercare per il mondo
a te che si esiste dall’ombra
alle chiarezze che crescono per aprire un tetto.
Forse aspèttati di vedere la paura
di non trovarti nel silenzio della pioggia,
sull’avanzo prossimo alle stelle.
Questo ti lascio: sempre il niente, il poco
e tutta la vita a innamorarsi.

Per passi di ottativo

Quanto meno – pressappoco – potrei
conoscere lo spazio delle tue mani
saperti a sapere amare la cicatrice
invisibile delle mie labbra
aperta e vera, chiara
di fronte la linfa bianca del Sole
o come lumeggiano le palpebre
sulla casa asciutta del mio ventre.
Ecco, potrei millimetralmente
saperti vivere nel centro esatto
della solitudine del mondo,
nel mare aperto dove resisti tu solo
alle trombe d’oro del tempo.

dalla sezione: Terra di mezzo

anghelos

Che rientri da questa terra
per i segreti delle porte
che quasi mi dormi accanto
è scritto nel rumore della pioggia
nel tremito aguzzo delle acque.
Più dentro è il chiodo di non saperti qui
vederti andare come certe domeniche d’inverno
anche quando è il dono del mondo che ci unisce,
il fondo delle cose a crescerci di neve.

*

È così che un giorno si smette
di scrivere per qualcuno
non fai che come navi
che si ritirano
o i funghi di ombrelloni
che si abbattono.
È così che ti poggio come un fiore
sulla strada
e ti prego di prendere radici
per te stesso,
fino a quando
ripioverai sulla mia faccia
da un portone malchiuso
con le tue braccia di foglie
con le tue mani di poesie.

dalla sezione: E t’auguro un viaggio che duri

*

Tu che non arrivi
parti in silenzio
da dove rallenta
elastica l’aria
spaziosa, geograficamente
lampante,
dicono
– e allora è vero –
come i guasti nucleari
ti spargi a migliaia di chilometri
sulle fucine delle strade
che agosto risale
su un filo tremante di laghi
fitte riserve di case e
da lì con te
da lì per spazio
fa come per suonare
lontanissima e variabile
la romanza di Natale.
E t’auguro un viaggio che duri,
la prua diritta
tu che non torni
parti che tutto dorme
e sola t’aspetto mill’anni.

dalla sezione: L’ultima nave a partire è l’abbandono
*

Le parole si portano da un luogo
– tu sai –
per compensazione
per fare meno oscure le città

e l’ultima nave a partire
è l’abbandono (solleva l’acqua,
ritorna calma)

Mi spiace, mi spiace a lungo
non aver visto
gli alberi di ghiaccio
un mattino freddo delle quattro
mandorle in tasca e schiaccianoci
la tua mano sulla pancia,
la paura profonda d’un viaggio.

Anna Ruotolo
Secondi luce
Collana Erato
LietoColle 2009
pp. 74

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 Il tempo che percorre tutto questo primo libro di Anna Ruotolo, quel tempo che fa attraversare una strada vicino alle parole, dette ancor prima che la realtà attacchi con i suoi addii senza scampo […] Anna sa tornare ogni volta a un racconto intimo che però viene messo sul balcone, offerto all’umano passaggio. Piccoli fuochi si dichiarano, sempre più prossimi a quel “tu” novecentesco che qui sem­bra ritornare per rivelarsi fecondo, vivido nel dialogo […] Sono mosse caute ma decise quelle che si vedono in Secondi luce, la lingua sa dove non può arrivare, e la maturità sta proprio nel fermarsi poco prima che la ricerca si disperda nella nebbia, fenomeno che accade spesso nella produzione dei poeti più giovani, come se ci fosse un’incapa­cità ad arginare le “cose difficili” e ingannevoli nel nascondere un senso che in realtà non c’è. Qui la tensione va tutta al risveglio delle cose, che acquistano un nome e che quindi possono parlarci ad occhi aperti, in piena fiducia.

dalla prefazione di Elio Grasso

È la “sosta” il vero argomento dell’opera, il concetto di “vacanza” – tutto sereniano, certo, ma anche affine a un poeta dimenticato come Remo Pagnanelli – lo conoscerà Anna? È in questo spazio magico o bianco, (il bianco è il colore della sospensione, dell’a-temporalità, per eccellenza –  a tal proposito si noti come questo aggettivo cromatico compaia nella raccolta, insieme ai similari: bianchissimo e imbiancato, ben 11 volte), che si affastellano tutti gli aspetti terreni, umani e mortali della vita ma ivi finiscono per trasformarsi, incredibilmente, acquistando una tempra indissolubile ed eterna: si tratti dell’amore, si tratti dell’addio, si tratti del ricordo, si tratti dell’incontro. Il cinema, la libreria Mondadori, il qualcuno delle 00 e 48, il velo da sposa.

Alessio Alessandrini

http://www.annaruotolo.it/?p=168

15 Comments on "Anna Ruotolo: Secondi luce"

  1. La luce di questi versi è nitidezza di sguardo. Illumina le geografie dell’anima tracciando percorsi e vie d’uscita con lo slancio di chi ha il coraggio di guardare la vita in faccia.
    Grazie Anna
    Abele

  2. La chiarezza intesa come valore portante sembra essere la cifra strutturale di questa poesia positiva e lungimirante.

    Rosaria Di Donato

  3. un libro importante, un’opera prima intensa e completa.

    brava annina

    gianni

  4. @ sono io che ti ringrazio, Abele. Davvero.

    @ cara Rosaria, mi fa piacere tu colga la volontà di costruire un percorso chiaro, netto. Se mi commenti così, posso pensare di esserci riuscita, almeno un po’…
    Grazie.

    @ grazie, Gianni 🙂
    un bacio.

  5. Che belli anche i video.
    E complimenti ad Annina per un libro da leggere e rileggere.

    Un abbraccio,
    Giovanni

  6. Dolcezza e forza insieme… Anna è proprio brava…

    È così che ti poggio come un fiore
    sulla strada
    e ti prego di prendere radici
    per te stesso,
    fino a quando
    ripioverai sulla mia faccia
    da un portone malchiuso
    con le tue braccia di foglie
    con le tue mani di poesie.

    mi ripeto: brava 🙂
    Stefania

  7. carmine vitale | novembre 4, 2009 at 18:34 | Rispondi

    bello,brava,bis
    applausi
    c.

  8. Molto belle queste poesie. Le ultime tre mi colpiscono in particolar modo.

  9. Seguo Anna da molto tempo e ho sempre apprezzato la luce rarefatta che nasce e nutre le sue poesie, i paesaggi dell’anima, così delicati, a volte appena accennati, eppure gravidi di tutto il peso del tempo passato, presente e futuro.
    Sentiremo ancora parlare di lei, lo dicevo prima e lo ripeto ora.

  10. vi ringrazio tanto.
    Un saluto ed un abbraccio.

    Anna

  11. soprattutto nella prima parte ho come avuto un senso di porte che si scostano e lasciano intravedere un movimento d’acqua, sia essa pioggia o mare, o ancora un umano andare.
    e allora in questa schiusa ci sta la luce e l’ombra
    ogni tanto una figura si illumina, un tu, o un noi, un tempo “dove resisti”.

    Molti versi bellissimi. fra i miei preferiti questi:
    “Questo è il tempo: una luce di lampi,
    breve, come il guizzo della terra
    e manca, manca il cono d’ombra
    dove si nasce, dove un po’ si vive.”

    complimenti. brava!
    ciao

  12. bello il “millimetralmente” di “per passi di ottavio” quasi una dimensione metrica tra lo spazio tattile della cicatrice e il giro-vita del pensiero.
    intenso pure il “viaggio che duri” nell’altrove, in cui il lui/tu sparge semi siccome un *fallo out* radioattivo e spopola lo spazio della solitudine, senza rancore.

  13. ho apprezzato moltissimo l’impressione di Margherita e poi la lettura particolare di Malos (Ottavio e *fallo out* compresi 🙂 – giustissima la sottolineatura della dimensione spazio-temporale e il “senza rancore”, comunque).

    Grazie ancora,
    Anna

  14. Angelica Fiore Cante | novembre 25, 2009 at 14:35 | Rispondi

    leggere questo libro è stato attraversare il tempo. nel leggerlo si ha la percezione della luce questo è vero, ma di una luce che si fa lampo di sè, che tuona in lontananza eppure con vigore. Vi è nella poesia di anna qualcosa di oltre la luminosità eletta ai giovani, vi è nelle sue parole una luminosità che conosce in qualche modo il fato.
    sono estremamente felice di averti potuta incontrare poeticamente anna. grazie di questo dono.

  15. grazie a te, Angelica. Attendo di leggere il tuo bel libro, adesso.
    Un abbraccio forte.

    Anna

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