6 Comments on "Isabella Rossellini: Green Porno (Snail)"

  1. …Trovo che sia sublime!!! Esaltante….

  2. mi ha portato alla mente il racconto Gli amori delle tartarughe, di Calvino. Da leggere.ferni

  3. davvero bello (mannaggia per il mio scarso inglese che non me lo fa gustare appieno)
    cmq io ho visto nel bosco due limacce fare l’amore, credo di non avere mai assistito (ebbene sì. guardona!) a una tale danza di natura, leggera, sinuosa e rallentata
    (nn pensarmi maniaca eh :))

    ciao

  4. fare l’amore forse è eccessivo, in effetti, ma non mi sento di scrivere accoppiarsi, data la bellezza dell’evento, l’incanto.

  5. Il mio benvenuto a Beatrice! E grazie a Ferni, Patricia e Margherita.
    Non ti penso affatto maniaca, Margherita 🙂 nell’intervista alla Rossellini (vedi il link sopra) si parla proprio di questo osservare/spiare il mondo animale. Molto bello il racconto di Calvino, Ferni, non sono riuscito a trovarlo nella sua interezza, propongo l’inizio:

    PALOMAR IN GIARDINO

    Gli amori delle tartarughe

    Ci sono due tartarughe nel patio: maschio e femmina. Slack! Slack! I gusci sbattono uno sull’altro. È la stagione degli amori. Il signor Palomar, non visto, spia.

    Il maschio spinge la femmina di fianco, torno torno al rialzo del marciapiede. La femmina sembra resista all’attacco, o almeno oppone un’immobilità un po’ inerte. Il maschio è più piccolo e attivo; si direbbe più giovane. Prova ripetutamente a montarla, da dietro, ma il dorso del guscio di lei è in salita e lui scivola.

    Ora dovrebbe essere riuscito a mettersi nella posizione giusta: spinge a colpi ritmici, pausati; a ogni colpo emette un ansito, quasi un grido. La femmina sta con le zampe anteriori appiattite sul terreno, il che la porta a sollevare la parte di dietro. Il maschio annaspa con le zampe anteriori sul guscio di lei, tendendo il collo in avanti, sporgendosi a bocca aperta. Il problema con questi gusci è che non c’è modo d’afferrarsi, e del resto le zampe non fanno nessuna presa.

    Ora lei gli sfugge, lui la rincorre. Non che lei sia più veloce né molto decisa a scappare: lui per trattenerla le dà dei piccoli morsi a una zampa, sempre la stessa. Lei non si ribella. Il maschio, ogni volta che lei si ferma, tenta di montarla, ma lei fa un piccolo passo avanti e lui scivola e batte il membro per terra. È un membro abbastanza lungo, fatto a gancio, con cui si direbbe lui riesca a raggiungerla anche se lo spessore dei gusci e la positura malmessa li separano. Così non si può dire quanti di questi assalti vadano a buon fine, quanti falliscono, quanti siano solo gioco, teatro.

    È estate, il patio è spoglio, tranne un gelsomino verde in un angolo. Il corteggiamento consiste nel fare tante volte il giro del praticello, con inseguimenti e fughe e schermaglie non delle zampe ma dei gusci, che cozzano con un ticchettio sordo. È tra i fusti del gelsomino che la femmina cerca d’intrufolarsi; crede – o vuol far credere – che lo fa restare bloccata dal maschio, immobilizzata senza scampo. Ora è probabile che lui sia riuscito a introdurre il membro come si deve; ma stavolta stanno tutti e due fermi fermi, silenziosi. […]

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