Umberto Saba: Storia d'Italia

Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuto, in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli Italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani… “Combatteremo” fece stampare quest’ultimo in un suo manifesto “fratelli contro fratelli”. (Favorito, non determinato, dalle circostanze, fu un grido del cuore, il grido di uno che – diventato chiaro a se stesso – finalmente si sfoghi). Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione.
Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

Da Scorciatoie e raccontini

7 Comments on "Umberto Saba: Storia d'Italia"

  1. forse perché tutto deriva da un’altra storia che coltivano gli italiani o che ha coltivato gli italiani:a monte c’è il fratricidio per eccellenza:quello di Caino e…Abele (ma ti prometto fratello mio di sorte che non lo farò)e poi quella di Cristo, fratello di tutti, figlio dello stesso nostro padre. Dunque…come potremmo uscire da qui? Cambiamo re-ligione? Ciao Abele,notevole osservazione,ferni

  2. forse si tratta di imparare a vivere l’ossimoro (spesso apparente in realtà), piuttosto che “schierarsi” per ignavia con il “papi” di turno. Forse anche un padre vero non lo abbiamo mai avuto, ed e’ proprio la ricerca del padre che caratterizza la nostra storia.
    Un abbraccio, Ferni.
    Abele

  3. “Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione.”
    mi piace molto questo concetto. lo trovo molto acuto, profondo.

    e mi trovi in linea rispetto l’ignavia di darsi al “papi” di turno (ma a darsi a questo di adesso si è proprio al ribasso) che riporti nel commento.

    Aggiungo il “o franza o spagna, purché se magna”.

    Ciao Abele! ben tornato!

  4. C’e’ un proverbio delle mie parti che la dice lunga a riguardo:
    “ci me dane pane chiamu tata” (chiamo padre chi mi dà da mangiare).
    a presto!
    abele

  5. Queste righe ed il video lasciano un senso di amarezza e sconforto, se non fosse per lo sguardo della bambina. A soccorrerla è il passato che fa giustizia al presente. Forse se fossimo ancora capaci d’imparare (attraverso la memoria) ed immaginare (con il sogno non utopico, ma creativo e fattivo) potremmo come lei cambiare il finale di questa e di ogni storia.
    Saluti

  6. “Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.”
    Sì, è questa la nostra storia.
    Interessantissimo, Abele, grazie.

  7. Possiamo sempre rifarci a Platone e al parricidio di Parmenide. Platone considera Parmenide tanto importante per la sua formazione da chiamarlo “padre”. Quando si accingerà a formulare una nuova teoria dell’essere in polemica con il maestro, Platone definirà la sua posizione come un parricidio. Parmenide afferma che l’essere è sempre mentre il non-essere non è mai. Platone invece introduce il concetto del divenire. Noi potremmo imparare da Platone a non lasciarci ‘ingabbiare’ dai sistemi dei nostri precedessori nè dagli attuali potenti della terra e a metterli sempre in discussione perchè la nostra vita sia tesa alla ricerca della verità, non alla mediocrità delle facili conquiste.

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