Abele Longo: Stormy Weather

by Sophia

by Sophia

Un temporale si abbatte
mentre sono in bicicletta
vuota la mente
sfiora a filo d’erba

vermi che si torcono
nella terra nuda
maciullati dall’insania
di piste fuori strada

belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia
chiederà una storia

nella penombra
della sua stanza
ogni goccia distilla
l’inverno che cade.

24 Comments on "Abele Longo: Stormy Weather"

  1. Grazie Ivano!

  2. oggi sono andata al mare e la cosa che mi ha stupita fortemente è stato l’odore pungente che emanava in un movimento incessante. Sembrava che in quella pioggia di sole, in quella inquieta tempesta di vento deponesse onda su onda il bosco che aveva ingoiato e da quel suo immenso ventre lo rigettasse fuori, per noi che ammaliati ne respiravamo il ricordo.
    Ciao Abele, grazie per questo schizzo che ospita un passaggio del tempo.ferni

  3. Fuori il temporale, il rumore del mondo. Dentro, nella stanza di tua figlia, la calma, la pace … e una storia da raccontare.
    Molto bella, Abele… e il disegno è delizioso 🙂
    Stefania

  4. @ Ferni, il mare “ingoia” e con l’inverno porta la legna, l’odore del camino. Mi manca molto.

    @ Stefania, so che hai una figlia anche tu…:))

  5. i colori di Sophia, la dicono tutta quella serenità – lontana dalle tempeste di fuori – che fuori impreca e sbatte di vento, il freddo.

    Bellissima – sì

    p.s. il disegno di Sophia, beh …. mi so’ commossa

  6. Sophia non fa che disegnare, mi prende i fogli dalla stampante e disegna… spero continui 🙂
    un bacione a Luca!

  7. davvero bello il disegno di Sophia, una gran tenerezza … e ricordo anche una sua foto nel tuo vecchio blog, una principessa che dormiva mascherata, é davvero un delizia la tua bambina, per la quale si dimentica ogni tempesta di mare e la vita ha il senso del respiro.
    bellissima Abele.
    take care.
    n.

  8. Il disegno è delizioso! Il testo ha un bel ritmo: direi un andante che si chiude nell’adagio della stofa finale.

    Ciao,
    Rosaria

  9. Grazie Natàlia e Rosaria!!

  10. C’è sempre questo contrasto fra il mondo che ci piomba addosso e quello che noi vorremmo, ancora di più quando ce lo chiede un figlio.
    Bellissima l’immagine finale in cui il temporale si trasforma in acqua, in gocce che cadendo sul vetro “puliscono” il mondo, lo distillano perché dentro quella stanza arrivi soltanto una bella storia dell’inverno e non l’inverno.
    Che poi, in fondo, forse è lo scopo dell’arte, anche del realismo, distillare la realtà e darle un senso.
    Forse.
    Molto bella, Abele, e bello anche il disegno.

  11. c’è come una sospensione, anche temporale, fra il “temporale che si abbatte” e “l’inverno che cade”
    come se all’interno ci fosse il rallenti di tante stagioni a volgersi in storia, come così come torto è quel filo d’erba (ah il succo! :)) o quei vermi nella terra.
    Insomma quella “mente vuota” iniziale mi si associa alla calotta spaziale nella quale di lì a poco il temporale
    (le nubi come le contorsioni dei vermi cerebrali),
    così come le “piste fuori strada” prese a causa dell'”insania”, (invero capace, come i vermi, di trasformare l’humus dei pensieri e delle percezioni, anche degli accadimenti esterni certo, nella “la storia” esistenziale, iil fulmine a dare un po’ di energia, suv via :))
    dicevo le piste (anche le pippe :))
    di una storia che contempla nell’andare la propria appartenenza (anche d’ovile) e la possibilità di trasmissione.
    una trasmissione chiesta come in un rituale dalla figlia (la storia prima di andare a letto)
    una trasmissione capace di distillare l’emozione prima che l’inverno cada, il freddo o anche il vuoto sopprima.

    mah, questa è solo la mia lettura.
    perché è così bella ed evocativa questa poesia che cmq faccio fatico a districare i vermi che mi mangiucchiano in testa.
    (a proposito, ah l’insania: sempre un tocco fine di ironia il tuo che apprezzo).

    ciao!

  12. dimenticavo, sono imperdonabile, : complimenti grandi a Sophiia!

  13. nina maroccolo | ottobre 5, 2009 at 16:47 | Rispondi

    “L’inverno porto sepolto nel petto…”: è un mio verso con citazione interna. Appena letta la tua poesia, caro Abele, mi si è concretizzato senza riuscire a trattenerlo.
    Dovevo lasciartelo, quasi ti appartenesse…
    Straniante la sensazione di come ogni “sturm und drang” quotidiano sia cassa di risonanza che palpita nel tuo cuore malinconico, delicato.
    La pioggia cade. Senza limiti – la lingua dello sguardo ][ fuori/dentro.
    Il rumore della vita s’impone, le parole in bicicletta s’infradiciano d’acqua umorale. Da dove proviene tutto questo freddo, questa umidità? E’ solo una manifestazione della natura?; la stagione che cambia?

    La natura è un serpente: cambia pelle, la muta è l’involucro che poi abbandona.
    Mi chiedo: in noi cosa cambia? Siamo capaci di abbandonare il nostro contenitore esteriore per un rinnovamento interiore, passo passo con il ritmo naturale dei giorni e delle stagioni?

    E quale sentimento di fronte ad un verme, schiacciato senza pietà?
    Qui Abele divieni creaturale: ti è insopportabile l’insana indifferenza di chi ha sottratto Vita a questa minuscola vita.
    Sai, mi ricordi Kikuo Takano [in un contesto completamente diverso].
    Il poeta giapponese, scomparso nel 2005, scrisse di una lucciola che da bambino polverizzò per curiosità. Da lì, da quel corpo esanime, nacque in lui il seme della colpa: aveva ucciso l’insetto per comprendere quella mistica emanazione di Luce intermittente.
    Non c’è d’apparentare i due esempi.
    La tua posizione è denunciataria verso l’esterno. Quella di Kikuo conduce immediatamente alla colpa, all’espiazione e, infine, alla Compassione.

    Finalmente c’è odore di casa. Sophie disegna un distillato purissimo di armonia. La pace nei colori, nella stanza che vi isola entrambi: padre e figlia.
    La pioggia cade. E’ una pioggia buona, lava, porta via turbamenti.
    L’inverno ora è fuori. Sophie, piccola maga, lo trasforma in qualcos’altro: due visi sorridenti incorniciati d’azzurro.
    I bambini non conoscono la nebbia.

    Sophie spiega così la tua poesia.
    Un abbraccio, è un testo toccante e profondo… 🙂

  14. “a casa mia figlia
    chiederà una storia

    nella penombra
    della sua stanza
    ogni goccia distilla
    l’inverno che cade”

    I bambini trovano un lato positivo in ogni cosa: un temporale diventa una favola da raccontarsi nella penombra di una stanza ed è solo inverno che cade. Bella la poesia e i volti sorridenti del disegno la dicono lunga sul significato.

  15. @Patricia: “C’è sempre questo contrasto fra il mondo che ci piomba addosso e quello che noi vorremmo, ancora di più quando ce lo chiede un figlio.” Mi hai fatto ricordare il finale della Notte di San lorenzo dei Taviani, in cui al racconto della “storia” alla bambina si sovrappone una musica “sinistra”, come a sottolineare che la guerra non è mai finita. Un contrasto insanabile, uno “schianto” che si cerca di coprire…

    @Margherita: mente vuota/calotta spaziale –vermi/nubi – piste/pippe, stupenda quest’ultima, che di pippe si tratta infine, di viaggi fuori strada e ricerca dell’ovile (ne ho scritta una che si chiama Pecorella, ma ve la risparmio per il momento:))

    @ Nina: “L’inverno porto sepolto nel petto…” un verso grande quanto una poesia, bellissima. Mi piace molto quel “porto” da intendere anche come sostantivo, come un rifugio lontano, nascosto in fondo in fondo. Non conosco Kikuo Takano, prendo nota!

    @Donatella, vero, tutta una favola da raccontare e tutto un mondo per loro da disegnare.

    GRAZIE

  16. nina maroccolo | ottobre 5, 2009 at 22:04 | Rispondi

    Caro Abele,
    una delle raccolte più importanti di Kikuo Takano è “Secchio senza fondo”:-)

    “Mi piace molto quel “porto” da intendere anche come sostantivo, come un rifugio lontano, nascosto in fondo in fondo.”

    Niente è affidato al caso. Niente accade per caso.
    Buonanotte, amico mio…
    Nina

  17. nina maroccolo | ottobre 5, 2009 at 22:14 | Rispondi

    PS: credo che la mia interpretazione del testo abbia preso la direzione dell’altrove… Forse con la tua bella, intima poesia non c’entra niente.
    Il mio sguardo segue traiettorie che si sposano con l’istinto. Forse è un limite. Una cosa è certa: non potrei mai essere un critico letterario:-)))
    Scusami se ho scritto considerazioni personali di scarsa pertinenza con il tuo testo… Infatti, troppe domande non hanno avuto risposta, e questo è un segno. Sono andata fuori tema:-)

    Notte a tutti, amici!

  18. l’ho letta quasi come se fosse: Me stesso- parte seconda.
    Come un film, credo e vedo susseguirsi i momenti: la minaccia del cielo, la corsa a casa, la pioggia che sorprende, la consolazione della stanza dove una figlia disegna e chiede la sua storia… ritardando l’inverno… accendendo la pioggia.
    Molto bella, Abele!

  19. ‘porto’ (verbo) a voi un ‘porto’ (sostantivo) ‘porto’ (p.p. di porgere) ad altri:

    “[…] amico porto caelicolo centro […]”

  20. quanta tenerezza, qui…il disegno..una bella poesia..con quell’ultima strofa..che commuove.

    non dico altro

  21. @Nina: c’è tanta pertinenza, e mi ritrovo in ogni tua considerazione:
    “Da dove proviene tutto questo freddo, questa umidità?”
    Me lo chiedo anch’io ed è quello che forse cercavo di dire nella mia risposta a Patricia, quel senso di “minaccia” nell’aria ben catturato dai Taviani, la consapevolezza di vivere tempi difficili (forse e’ stato sempre cosi’ ma quanto succede fuori mi preoccupa come non mai).
    @Anna: sono contento della tua attenzione, visto anche quanto mi piaccione le tue: …”ritardando l’inverno… accendendo la pioggia.”
    @Teq, prosit! :))
    @ Gianni: Grazie!!

  22. l’incipit rintocca (il tempo batte) e coglie alla sprovvista l’io poetico, vulnerabile alla pioggia quanto la nuda terra.
    e non posso fare a meno di immaginare uno schianto reale, un incidente di pensiero, per intendersi, a causa del fondo stradale viscido: forse siamo tutti rette incidenti.
    così il torcersi della realtà e dei vermi (l’essenza della condizione animale e umana) si svela in tutta la sua folle crudeltà, algido tocco d’inverno della vita.
    eppure.
    nonostante la tempesta fuori, un filtro funge da ammortizzatore naturale interno: la quiete di sofia nella sua stanza ha un che di magico (*distilla* un elisir antigravitazionale, linfa d’infanzia).
    ed ecco compiersi l’esorcismo mediante la narrazione di una *storia* che in qualche modo rende più comprensibili e accettabili le esondazioni di realtà.

  23. Che festa quando passa il Malos!
    purtroppo sto per finire il puromanzo (sigh!)…

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