Abele Longo: Le cose di una vita

Joseph Cornell

Joseph Cornell

Una striscia di case sul mare
un branco di cani
l’inverno dei tossici randagi.

La tenga bene signora è morta
qui mia madre sola di crepacuore.

Fu un rumore in cucina a svegliarla,
i cani che guaivano.

Una delle due consolò l’altra.

Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita.

28 Comments on "Abele Longo: Le cose di una vita"

  1. bellissima.

    geniale lo stacco della seconda strofa e il verso “la polvere che sfida”

    ciao

  2. il miglior Abele
    c.

  3. Simpliciter:- Finalmente!
    Complicatibus: – Di nuovo?
    Simpliciter: – Finalmente qualcosa di nuovo! Finalmente si è voltata pagina. Finalmente una cosa, e più cose. Era una vita che non ci fosser cose.

  4. Complicatibus: – non se ne poteva più di noi, delle nostre parole.
    Simpliciter: – Di noi? delle nostre parole? Di Lei vorrà dire, e delle Sue parole.
    Complicatibus: – Di Lei? Di Lei, di Lei!
    Simpliciter: – Di me?
    Complicatibus: – D(‘)io! Non se ne può più, né di Lei né dell’io.

  5. GRAZIE

    @ Gianni
    Detto da te è un grande incoraggiamento

    @ Carmine
    Visto che mi conosci da tempo, mi fido.

    @ Giovanni
    Ciò che mi piace della loquacità di Com & Sim è la capacità di vedere, la loro saggezza. Li immagino come due folletti, Com come un Bes serioso dalle orecchie da elefante e Sim come un monachicco dal ghigno rassicurante.

  6. …dimenticavo, Teq, ti sto dando qualche elemento per la messa in scena dei due :))

  7. la loro saggezza (sic!) discende al più da bouvard et pecuchet

  8. anche a me colpisce, Abele, lo stacco dopo la prima strofa, quasi che la rappresentazione d’insieme data dai gruppi: “striscia”, “bramco”, “cose” come scrivi nell’ultima strofa, contenga l’intersezione delle due figure: “la signora”, “la madre”, “una delle due”(altra bellissima intuizione per un movimento semantico)

    così che del vento, che per propria natura tende a confondere il tutto (nel niente) polvere,
    viene conosciuto proprio dal grano d’immagine che “sfida/le cose di una vita” (“di una vita”, anche qui evidenzi il particolare: una vita, non scrivi l’indistinto: “della vita”)-

    piaciuta molto.
    ciao

  9. sorry, così che il vento…

  10. l’importanza di conoscere la rotta del vento, quando si lancia una sfida…
    quì la tua rotta ha preso il vento pieno…viaggi in scioltezza.

  11. Conosce la rotta del vento
    la polvere che sfida
    le cose di una vita.

    ***

    è una chiusa bellissima che sembra contenere in sé, in tutti i suoi acari, i segni del passaggio di tutte le figure che descrivi come immagini e flash stantanei e di passaggio attraverso la memoria del tempo. é come se mettessi al loro posto ricordi di tempi diversi, come un album di fotografie scolorite, ma tutte della stessa – maledetta – striscia di terra – che ti è sangue.
    n.c.

  12. stefania crozzoletti | settembre 13, 2009 at 18:51 | Rispondi

    davvero bella…
    stefania

  13. Grazie di cuore anche a voi, Margherita, Stefano, Natàlia e Stefania,per l’ apprezzamento e per aver messo insieme dei tasselli importanti di questa storia. Si’. tutto viene in scioltezza a un certo punto, non porta sollievo ma aiuta tanto.

  14. giustamente, la casa è un contenitore di cose di una vita. “casa” “cose” (come potrebbe essere altrimenti il caso?).
    🙂
    la prima strofa, descrittiva, ce la fotografa in esterno giorno, calata nel contesto (è una della striscia, ma la stagione – tendiamo a immaginare case al mare in un contesto estivo – la rende fredda e transitivamente *spersa e randagia*, siccome un cane in cerca di padrone).
    segue lo stacco interno giorno – tono confidenziale, d’improvviso a viso – in cui intravedo la raccomandazione al nuovo inquilino/padrone farsi corpo, e, a ruota, il flusso biunivoco casa-madre madre-casa che nella familiarità della memoria *prova* a lenire l’assenza.
    la morte che aleggia possiede i contorni indefiniti – onde per cui ancora più stranianti – del *rumore* e dei guaiti: magari è una retrospettiva sulla morte del marito, cui segue una vedovanza randagia consolata dalla casa, fino all’ultimo giorno (difatti, come già prima, è la casa stessa a mio modo di sentire – nella sua identità di cane uterino e fedele – che *abbaia* avvertendo l’anziana donna della sciagura avvenuta).
    o forse (ancora più inquietante), non c’è nessun altro in casa, oltre alla donna colta da malore, ed è la *casa* stessa che si sveglia, di notte, per essere vicina alla sua padrona, nell’istante del congedo.
    resta il commiato dei tre versi finali, molto belli, a suggellare l’antropizzazione (canidizzazione?) della *casa viva*.
    una delle tue migliori in assoluto, abele, per come riesce a coniugare la nitidezza del contesto d’un vissuto personale all’indefinito.
    compliments.

  15. Il frame di dialogo aggiunge una carica immaginifica già presente nella prima strofa, tutto si dilegua poi in un non-detto estremamente evocativo…(hey, grazie per avermi linkato!)

  16. Malos, quando passo il tuo esame mi viene voglia di rimettermi subito a scrivere:)

    Alessandro, grazie a te!

    Donatella, molto bello il tuo affetto.

  17. “di crepacuore” – ed in quel momento una crepa, per davvero, si è aperta.
    Bellissima, nel suo umanissino e dignitoso dolore.
    Bellissima

  18. annamaria ferramosca | settembre 15, 2009 at 22:31 | Rispondi

    un film intero, in pochi versi. scena, temperatura, dialogo, ultimo respiro, mistero. e’ in questa stupefacente sintesi che si avverte, quasi a toccarci la fronte con le sue dita, la poesia. e mi afferrano come in un abbraccio quelle parole della vicinanza “e una delle due consolò l’altra”.
    annamaria

  19. Grazie per aver colto le sfumature, Francesca, e l’insieme, Annamaria.
    Un forte abbraccio, Abele

  20. …è un pò amara…

    Rosaria

  21. ha motivo per esserlo, Rosaria…. 🙂
    un abbraccio.

  22. E’ bellissima e straziante, Abele, volevo dirtelo anche qui.

  23. Un grazie di cuore, Patricia.

  24. ci sono certe poesie che non hanno bisogno di tante parole, di commenti.
    Mi ha colpita molto, è molto bella. L’ho riletta spesso. Posso dirti solo questo.
    Complimenti, Abele.

    Anna

  25. Grazie Anna. Un abbraccio.

  26. Bella, Abele!
    molto suggestiva l’immagine dei cani…

    Ciao,
    Giovanni

  27. Grazie Giovanni!

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