Giovanni Campi: Tempo libero

Simpliciter: – Finalmente!
Complicatibus: – Quale catastrofico cominciamento.

Simpliciter: – Lei ricomincia con i Suoi contrari, e le Sue contrarietà.
Complicatibus: – Vice versa pare che abbia cominciato Lei.
Simpliciter: – Che Le pare abbia cominciato?
Complicatibus: – Lei ha cominciato con un finale. Pare.
Simpliciter: – Quale finale? La finisca.
Complicatibus: – Finirla o finire cosa?
Simpliciter: – Queste storie. La finisca con queste storie.
Complicatibus: – O con quelle?
Simpliciter: – Lei e le Sue storie.
Complicatibus: – Le mie o le di Lei storie?
Simpliciter: – Son sempre le stesse storie. Le stesse storie di sempre: come erano, così sono. Son sempre le stesse storie di sempre.
Complicatibus: – Sempre le stesse, sempre diverse.
Simpliciter: – Non è ora di finirla?
Complicatibus: – Ora?
Simpliciter: – Ora, e per sempre.
Complicatibus: – Ora finirla, e per sempre?
Simpliciter: – Per sempre.
Complicatibus: – Ora o per sempre?
Simpliciter. – Che differenza è?
Complicatibus: – Minima, è differenza massima. Massima, è minima.
Simpliciter: – Lei è sempre estremo. Lei non entra nel merito. Dica ora.
Complicatibus: – Ma se ora la finissi, non sarebbe forse finita?
Simpliciter: – Sì, e allora?
Complicatibus: – Ma se ora finita, forse non si potrebbe, poi, per sempre finirla.
Simpliciter: – La finisca per sempre. Per sempre.
Complicatibus: – Finire qualcosa non è forse la sua fine, la fine di qualcosa?
Simpliciter: – Certo.
Complicatibus: – Ora, essendo ora finita, non sarà più da finire, perché già finita. Già
finita, già. Ora già finita, già. Ora già finita?
Simpliciter. – Già.
Complicatibus. – Lei vuol forse finire la fine?
Simpliciter: – Come finire la fine? Come finirla?
Complicatibus: – Non c’è modo.
Simpliciter: – Non c’è modo?
Complicatibus: – Nel sempre non c’è modo di finirla.
Simpliciter: – Una volta per tutte la faccia finita.
Complicatibus: – La faccia finita? Il volto finito? Il volto finito una volta per tutte? Una volta per tutte le volte? Il volto una volta finito per tutte le volte?
Simpliciter: – Per tutte le volte.
Complicatibus. – Una volta finita, non è forse finita?
Simpliciter: – Tutta finita.
Complicatibus: – Allora non ci saranno altre volte per finirla, né tutte, una volta finita.
Dunque, c’era una volta finita.
Simpliciter. – C’era una volta? Lei vuol forse cominciare una storia? Sia dunque: finalmente una storia!
Complicatibus: – C’era una volta una storia finalmente finita.
Simpliciter: – Ora è ora di finirla!
Complicatibus: – Forse che qualcuno sappia quando è ora di finirla?
Simpliciter: – Ora, o mai più.
Complicatibus. – Ma non s’era detto che era già finita, una volta, l’ora di finirla?
Simpliciter: – Già detto? Quando?
Complicatibus: – Già detto, già. Anche già detto già detto. Già detto già detto, già.
Simpliciter: – Già detto quando? Ma dove?
Complicatibus: – Già detto già detto, una volta, in una storia finalmente finita.
Simpliciter: – Finalmente finita.
Complicatibus: – E se invece, nel frattempo, non fosse ancora finita, ma da finire?
Simpliciter: – Ma non era finita?
Complicatibus: – Una volta, ora non più, nel frattempo non più, e né meno che mai, nel frattempo mai, meno che mai.
Simpliciter: – Lei ora non la finisce più.
Complicatibus: – L’ora di finirla, chiedo, quest’ora, che non è più ora, e non di meno
quella, che forse lo è stata, quest’ora, dico, che prima è stata ora, che ora non è ora,
ma dopo, essendo appunto dopo, quest’ora non sarà mai ora? e con questa quella che
forse lo è stata? Forse non è mai l’ora di finirla? O è ora, senza che sia stata prima?
Prima forse non era ora, non era ancora ora.
Simpliciter. – Prima non era ancora ora? Certo, come avrebbe potuto, se prima?
Complicatibus: – Non di meno dopo forse non sarà ora, ora non sarà mai dopo?
Simpliciter: – Dopo non sarà mai ora? Certo, come potrebbe ora essere dopo?
Complicatibus: – Ora, che non è prima; ora, che non è dopo: ora, che è stata prima;
ora, che sarà dopo.
Simpliciter: – Che è stato prima? Che sarà dopo?
Complicatibus: – Non è stato nulla, non sarà nulla.
Simpliciter? – Ma ora? Anche ora è nulla?
Complicatibus: – Ora è nulla. Forse.
Simpliciter: – Forse? Allora non è nulla? Che sia finalmente qualcosa? Qualcosa,
finalmente!
Complicatibus: – Non è nulla. Non è nulla.
Simpliciter: – Ora nulla, ora non nulla: ora è proprio la volta di finirla.
Complicatibus: – C’era una volta una volta finalmente finita.

Simpliciter: – C’era una volta la volta? Quale volta?
Complicatibus: – La prossima.
Simpliciter: – La prossima?
Complicatibus: – La prossima volta.
Simpliciter: – La prossima volta? Come la prossima volta? Ma se è stato detto, proprio Lei lo ha detto, che la volta, che c’era una volta, è finalmente finita.
Complicatibus: – Allora c’era una volta la prossima volta.
Simpliciter: – Come faceva a esserci prima una prossima volta?
Complicatibus: – Non c’era una prossima volta?
Simpliciter: – Non poteva esserci. Una prossima volta potrebbe esserci.
Complicatibus: – C’era una volta la prossima volta finalmente finita.

Simpliciter: – Lei dà di volta. Le è andato di volta il cervello.
Complicatibus: – Di volta in volta: una volta, la volta, la prossima volta. Forse ancora
una, poi di nuovo una: una nuova volta, la volta di poi, ancora una volta, forse. Di
volta in volta c’era una volta quella volta; c’è una volta questa volta; ci sarà, forse, la
prossima volta una prossima volta: questa o quella volta.
Simpliciter: – Lei determina solo indeterminatezze. Che cosa vuol dimostrare? Prima
aveva detto che non c’era una volta, o che, se anche ci fosse stata, sarebbe stata
finalmente finita; ora invece dice che c’era una volta quella volta: quella volta, ma
quale?
Complicatibus: – Non c’è mai stata una volta in cui quella volta sia stata una volta?
Simpliciter: – Mai stata una volta quella volta una volta?
Complicatibus: – Quella volta c’era una volta una volta…
Simpliciter: – E poi?
Complicatibus: – Quella volta, e poi questa volta, che non è poi, che è ora: questa
volta c’è una volta.
Simpliciter: – Questa poi! Poi che non è poi, che è ora? Prima ha detto che non c’è una
volta questa volta, o che, se anche ci fosse, sarebbe finalmente finita; ora, invece, che
c’è una volta questa volta: questa volta, ma quale?
Complicatibus: – Non c’è mai una volta in cui sia una volta questa volta?
Simpliciter: – Mai una volta c’è una volta questa volta?
Complicatibus: – Questa volta c’è una volta una volta…
Simpliciter: – E poi?
Complicatibus: – Quella volta, e poi questa che non è poi ma ora, e poi, ora che è poi,
la prossima.
Simpliciter: – Ora che è poi? Ma quale ora è poi? La prossima volta? La prossima
volta finalmente finita che c’era una volta?
Complicatibus: – Non ci sarà mai una volta la prossima volta? Non ci sarà mai una
volta la prossima volta? Questa o quella volta…
Simpliciter: – Questa o quella? Questa o quella volta? Quali volte?
Complicatibus: – Forse questa forse quella, o forse la volta di qualcosa: forse la volta
di qualcosa per qualcuno. O forse la volta di qualcuno: forse la volta di qualcuno per
qualcosa.
Simpliciter: – Finalmente qualcosa! Finalmente qualcuno!
Complicatibus: – O forse la volta di qualcosa per nessuno. O la volta di qualcuno per
niente.
Simpliciter: – Ora c’è finalmente qualcosa, anche se per nessuno! Ora c’è finalmente
qualcuno, anche se per niente.
Complicatibus: – O forse niente, e nessuno.
Simpliciter: – Non c’è nessuno? Non c’è niente?
Complicatibus: – Mai nessuno, mai niente: mai nessuno per qualcosa, mai niente per
nessuno.
Simpliciter: – Non c’è niente per nessuno?
Complicatibus: – Mai nessuno per nessuno, mai niente per niente?
Simpliciter: – Lei non fa niente per niente, Lei non dice mai niente per niente.
Complicatibus: – Mai niente per niente: l’ho detto. E allora?
Simpliciter: – Allora tutto come prima? Ora tutto come prima. E prima tutto come
ora. E poi?
Complicatibus: – Ora mai nessuno, prima di tutto: ora mai niente, prima di tutto.
Simpliciter: – Ora prima di tutto? E poi? Poi sarà tutto? Finalmente tutto! Ora, anche
se ora non fosse che niente; ora, anche se ora non fosse che qualcosa: poi, poi sarà
tutto?
Complicatibus: – E poi, e poi… ora mai: ora mai stata prima; ora mai è ora. Ora mai
sarà poi.
Simpliciter: – Oramai. Di nuovo oramai. Ancora oramai. Oramai è di nuovo la volta
di finirla. Oramai è ancora una volta la volta di finirla.
Complicatibus: – Ora mai c’è stata c’era volta. Ora mai c’è c’era una volta. Ora mai ci
sarà c’era una volta.
Simpliciter. – C’è stata – c’era?… C’è – c’era?… Ci sarà – c’era?
Complicatibus: – C’era una volta c’era una volta finalmente finita.

Simpliciter: – Ancora? Di nuovo? Ora è tempo di finirla con tutte queste volte. Ora è
tempo di finirla anche con quelle. Ora è tempo di finirla con tutte le volte. Ora è
tempo di finirla.
Complicatibus: – C’era una volta un tempo finalmente finito.

Simpliciter: – Ora c’era una volta un tempo? Quale tempo?
Complicatibus: – Forse non c’era una volta un tempo, forse c’era un tempo una volta.
Simpliciter: – Ma se ha detto che non c’era, né c’è, né ci sarà una volta, quale volta ci
può essere un tempo?
Complicatibus: – Senza volta né volte? Senza volto né volti? Allora, c’era un tempo
un tempo…
Simpliciter: – Finalmente! Finalmente un tempo!
Complicatibus: – C’era un tempo un tempo finalmente finito.

Simpliciter: – Finito un tempo in cui c’era tempo? E come? Se c’era tempo, com’era
possibile che fosse finito? Se c’era ancora, com’era possibile che fosse anche finito?
Se c’era, ce n’era ancora; se finito, non ce n’era più: com’era possibile allora?
Complicatibus: – Forse era un tempo senza possibilità, forse era un tempo senza
possibilità di tempo, o senza possibilità di tempo ulteriore; o forse era solo e soltanto
un tempo imperfetto.
Simpliciter: – Un tempo imperfetto?
Complicatibus: – Era è un tempo imperfetto.
Simpliciter: – Perfetto! Era – è?
Complicatibus: – Non proprio: era imperfetto, ma è stato perfetto, se bene in modo
improprio.
Simpliciter: – I Suoi modi sono sempre impropri: c’era tempo, ma era finito, era
imperfetto ma è stato perfetto. Non sono certo dei modi propri di dire questi, né sono
indicativi. Lei non è indicativo; i Suoi modi non sono indicativi di qualcosa, di
qualcosa che abbia una certa proprietà. Non Le è proprio nessun modo indicativo di
qualcosa che abbia una certa proprietà congiuntiva? Lei non ha modo, Lei non ha
proprio nessun modo per indicare, con proprietà di modi, l’esserci un tempo perfetto?
Complicatibus: – Appena finito. O appena finito di dire appunto quello: un tempo
perfetto; e questo: un tempo imperfetto.
Simpliciter: – Quello perfetto e questo imperfetto?
Complicatibus: – E in tutti gli altri casi…
Simpliciter: – Quali casi?
Complicatibus: – In ogni caso.
Simpliciter: – Quale che sia il caso?
Complicatibus: – Se è il caso, proprio in ogni caso.
Simpliciter: – Proprio? Finalmente! Finalmente Le è proprio qualcosa!
Complicatibus: – In ogni caso finito. In ogni caso finita.
Simpliciter: – Qualsiasi cosa in qualsiasi caso, anche presa a caso, finita?
Complicatibus: – Ma forse non è il caso di divagare a caso sul caso.
Simpliciter: – No, proprio non è il caso.
Complicatibus: – Forse è un caso improprio?
Simpliciter: – Proprio improprio! Come sempre.
Complicatibus: – E dunque si diceva di come è detto questo un tempo perfetto e
quello imperfetto.
Simpliciter: – Non si diceva il contrario? Lei indica sempre il tempo in modo
imperfetto, anche quando lo dice perfetto. Non c’è modo che esista un tempo
perfetto, ma proprio perfetto, per indicare il modo di congiungere senza disgiungere?
Complicatibus: – Un perfetto tempo per dire che è stato.
Simpliciter: – Che è stato?
Complicatibus: – Che è stato prossimo.
Simpliciter: – Prossimo a che?
Complicatibus: – Prossimo al passato.
Simpliciter: – Lei è approssimativo, ora. Ora – prossimo al passato? Quale passato? Il
passato di chi? di cosa? Lei, ora, vuol forse dire qualcosa, qualcosa di più, sul
passato. O forse sul Suo passato? Finalmente! Finalmente qualcosa di Lei!
Complicatibus: – Un tempo perfetto per dire che è stato prossimo al passato.
Simpliciter: – Lei non è chiaro. Può essere più chiaro.
Complicatibus: – Che è stato prossimo il passato.
Simpliciter: – Lei è oscuro. Può essere meno oscuro?
Complicatibus: – Un tempo perfetto per dire che è stato prossimo al passato il passato.
Simpliciter: – Non ci siamo. Ancora non ci siamo.
Complicatibus: – Non esserci ora, ancora non esserci, ma prossimi. Forse ora, mai come ora, prossimi: prossimi a esserci.
Simpliciter: – Finalmente! Finalmente prossimi a esserci!
Complicatibus: – Un tempo perfetto per dire che è stato prossimo il passato a essere
presente.
Simpliciter: – Presente! Finalmente una presenza!
Complicatibus: – Un tempo perfetto per dire che è stato prossimo il passato a essere
presente è.
Simpliciter: – A essere presente – è? Chi è questo essere presente? Cos’è questo essere
presente?
Complicatibus: – C’era una volta c’è stato un tempo presente finalmente finito.

Simpliciter: – Voltiamo pagina eppure di nuovo non ci siamo.
Complicatibus: – Sempre prossimi a esserci, senza esserci mai.
Simpliciter: – Le avevo chiesto che cosa avesse significato ora questo. Non quello,
non altro: ora – mai, – e ora – sempre. Cosa significa ora questo?
Complicatibus: – Cosa significa ora questo? Non è stato forse or ora detto?
Simpliciter: – Cosa è stato detto?
Complicatibus: – Or ora non ha forse detto – ora è ora?
Simpliciter: – E con questo?
Complicatibus: – Appunto – ora è ora, e, insieme, – ora questo: ora è ora, questo è
questo, e dunque ora questo è ora questo.
Simpliciter: – A dire il vero, bene intendevo altro.
Complicatibus: – Forse non si può dire il vero, né intendere bene se non altro, se non
imperfetto.
Simpliciter: – Era che intendevo finirla, o che Lei la finisse: che insomma insieme la
finissimo.
Complicatibus: – Tutto imperfetto, anche insieme, anche in somma, anche congiunti:
tutto imperfetto allora. E ora? E ora forse non più? E dunque è per questo che Lei, dal
passato, se pur prossimo, o imperfetto, è passato oltre?
Simpliciter: – Lei è così vago. Per questo – cosa? Passare oltre – che? Ora non c’è
nessuno che vada, nessuno che venga, e niente, proprio niente che si muova.
Complicatibus: – Forse è un moto immoto, che nasca alla morte, che muoia alla
nascita, il cui significato sarebbe da chiedere al presente; e Lei lo chiede appunto al
presente: ora questo cosa significa?
Simpliciter: – Non è che quello che Le avevo chiesto, e continuo a chiederle.

Complicatibus: – Lei si allontana. Di nuovo. Lei si avvicina. Ancora.

Simpliciter: – Come allontanarsi se si avvicina? Come avvicinarsi se si allontana?
Con Lei non c’è modo d’andare da nessuna parte? Proprio non ha modo d’indicare una
via, in cui si possa finalmente andare?
Complicatibus: – Lei cerca una via? Lei cerca dunque una via. Per andare. Via. Via,
non c’è via. La via è forse non avere una via. Non andare. Via. O in vece Lei cerca
una via per tornare? Lei cerca dunque una via per tornare. Indietro. Via, non c’è via
per tornare indietro. Non tornare. Via. Quel che è stato, sempre che sia stato, e
non si sa se è stato o meno; sempre che sia stato qual cosa, per qualcuno, o mai
niente per nessuno; o qualcosa per nessuno o per niente, o qualcuno per niente o per
nessuno; sempre che quel che è stato è appunto stato, o mai: sempre finito, o mai
cominciato. O forse solo e soltanto finito. Passato. Se pur prossimo, passato. Se pur
perfetto. Più o men prossimo. Se meno prossimo, e dunque meno perfetto, forse più
che perfetto.
Simpliciter: – Meno perfetto – più che perfetto?
Complicatibus: – C’era una volta c’era stato un tempo più che perfetto finalmente
finito.

Simpliciter: – Lei è perfettamente imperfetto. Lei è elusivo. Non appena pare aprirsi
una via, Lei ne sfugge. Lei è sfuggente.
Complicatibus: – Forse, per Lei, la via non è altro che una via di fuga.
Simpliciter: – Lei sta fuggendo? Lei fugge da qualcosa? Lei fugge da qualcuno?
Complicatibus: – Via dal passato, via dal prossimo, via dal perfetto. E via dal
presente. Allora via d’allora. Ora via da ora.
Simpliciter: – Via da tutto? Ma così cosa Le rimane? Che ne potrà essere, se non Le rimane più niente?
Complicatibus: – Forse non ne rimane che niente. O forse Lei cerca d’andare oltre. E
si avvicina. Ancora. Di più. E si allontana. Di nuovo. Di più.
Simpliciter: – Lei, viceversa, non fa altro che allontanarsi; solamente questo:
allontanarsi, sempre di più; e avvicinarsi, mai. Pare una fuga senza via di fuga. Le
avevo chiesto cosa avesse significato ora questo, ma Lei non aveva risposto, né ha
risposto, e nemmeno risponde se non con altre domande. Lei non risponde, mai. Lei
non ha più risposte da dare. Per Lei proprio nulla ha un significato? Più nulla ha
ha un significato per Lei?
Complicatibus: – Forse non ci sono risposte, o forse non ci sono risposte da dare.
Forse ci sono solo e soltanto domande. Da porsi. Da porre. Forse nulla ha un
significato. O che ne abbia uno soltanto? o che ne abbia più di uno? Forse più nulla
ha significato? Forse ci son significati contrari dello stesso significato. Forse ogni
fuga è senza via di fuga. Forse la via di fuga è non esserci via di fuga. Non si fugge
da qualcosa che non c’è.
Simpliciter: – Non c’è qualcosa? Proprio non c’è niente? Neanche qualcosa?
Complicatibus: – Né si fugge da qualcuno che non c’è.
Simpliciter: – Non c’è qualcuno? Proprio non c’è nessuno? Neanche qualcuno da cui
fuggire?

Complicatibus: – Forse ogni fuga è una fuga da sé: via da sé. Forse se si è in fuga, non
c’è altra fuga, se non via da sé.
Simpliciter: – Lei fugge da se stesso? Com’è possibile fuggirsi? Non è possibile
sfuggirsi. Non si sfugge alla percezione di sé, né alla memoria di sé, né alle proprie
aspettative.
Complicatibus: – Dunque non c’è fuga? Non può esserci fuga? Dunque nessuno
fugge: non c’è possibilità di fuga, e questa è forse la fuga. La fuga dal percepire
d’essere percepito: l’impercettibile. La fuga dalla memoria d’avere memoria: l’oblio.
La fuga dall’attesa d’esserci attesa, o d’essere atteso.

Simpliciter: – Lei è inattendibile.

Complicatibus: – Non c’è mai verità. Non c’è ora verità. Non c’è sempre verità.
Simpliciter: – A dire il vero, pare che Lei intenda tutto male.
Complicatibus: – Forse non si può dire il vero, né intendere tutto, se non male. Forse
si può intendere solo e soltanto male, o solo il male d’esser soli.
Simpliciter: – Era che intendevo attenderla, ancora, e che questo tempo non
passasse invano; o che non ci fosse da attendere altro tempo: che questo tempo stesse
per arrivare.
Complicatibus: – Forse il tempo non arriva mai. Forse sta sempre per arrivare. Né ci
s’arriva.
Simpliciter: – Lei non arriva mai in tempo. Lei è sempre in ritardo.
Complicatibus: – O forse in anticipo. Lei forse anticipa i tempi.

Simpliciter: – Lei non è contemporaneo a niente. Lei non è attuale. Lei non è di moda,
Lei non è al passo con i tempi.
Complicatibus: – Non essere contemporaneo è forse essere inattuale, fuori moda?
Dire ora d’allora, o di dopo; o allora di ora o dopo; o dopo di allora o d’ora? Mai
allora d’allora, né ora di ora, né dopo di dopo?
Simpliciter: – Ora, ora dica di ora.
Complicatibus: – Ora di ora?
Simpliciter: – Sì, ora dica questo: cosa significa ora questo. Finalmente. Quello che
Le avevo chiesto, da tempo.

Complicatibus: – Di tra passato, più o meno prossimo, e presente; di tra passato,
non ancora remoto, e presente; di tra passato, non più perfetto quanto meno perfetto,
e presente; di tra passato, non di meno imperfetto quanto più imperfetto, e presente;
di tra passato, più che perfetto quanto men che imperfetto, e presente; di tra
passato, omesso arcaico non detto quanto morto assoluto detto, e presente: Lei
cerca di penetrare nei penetrali figurati della mente dei… finiti infiniti, dell’anima
dei… possibili impossibili, dei… propri corpi impropri?
Simpliciter: – La mente dei… – finiti infiniti? L’anima dei… – possibili impossibili?
I corpi – propri e impropri? Mi dìa un po’ di tempo, ora!

Complicatibus: – Un po’ di tempo, ancora. Ancora un po’ di tempo? Ma quanto è un
po’ di tempo?
Simpliciter: – Quel tanto che basta a che avvenga la comprensione, la percezione.
Complicatibus: – Non c’è proprio modo di percepire, se non improprio; non c’è
proprio modo di comprendere, se non improprio: non c’è proprio modo di
congiungere, se non improprio. Lei cerca una sufficienza? Le è sufficiente quel tanto
che chiama un po’ di tempo, ma, forse, non c’è necessità, non c’è necessità nella
sufficienza. E dunque quel che basta è sufficiente ma non necessario. Quel che ne
resta è viceversa necessario ma non sufficiente. Tutto il resto è la Sua necessità.

Simpliciter: – Lei non comprende. Lei non mi comprende.
Complicatibus: – Non c’è comprensione, e questa è forse la comprensione.
Simpliciter: – Lei non percepisce. Lei non mi percepisce.
Complicatibus: – Non c’è percezione, e questa è forse la percezione.
Simpliciter: – Lei non c’è. Lei proprio non c’è.
Complicatibus: – Non esserci, e questo è.
Simpliciter: – Questo è? Cosa è questo? Questo non è niente, proprio niente.
Complicatibus: – Se questo non fosse niente, sarebbe tutto? Questo è tutto, allora?
Questo è tutto, allora. Ma se questo fosse in vero tutto, Lei saprebbe cosa è questo,
cosa è tutto, cosa è tutto questo. Lei saprebbe dunque cosa significhi ora questo,
che è un quanto del tutto. Lei sa dunque cosa significa ora questo. Questo è quanto.
Ma quanto è?

Simpliciter: – Molto poco, direi, proprio molto poco, per comprendere.
Complicatibus: – Non proprio molto poco, appunto improprio. Per non
comprendere. D’altronde non s’è detto tanto un po’ di tempo? Lei, oltre che
passar oltre, tra passato e passato, più o men prossimo, più o men che perfetto,
più o men che imperfetto, Lei, ora, presente, desidera forse condizionare, con la Sua
presenza, il Suo futuro?

Simpliciter: – Non La seguo.
Complicatibus: – Se non La segue, forse La precede.
Simpliciter: – Non riesco a seguirla più. Lei non ha proprietà di linguaggio. Lei è
incomprensibile.
Complicatibus: – Forse comprendere è incomprensibile. Forse comprendersi è
impossibile, forse non c’è nulla da comprendere, nulla per comprenderci.
Simpliciter: – Lei non esprime senso, non dà significato a niente. Pare non abbia
desiderio alcuno.
Complicatibus: – Non aver desiderio è non esserci desiderio? Non dare significato
a niente è darlo a tutto? Non esprimere senso è esserci senso, ma non averne? è
esserci senso ma non darne? Dunque esprimere un senso è avere senso, è esserci
senso, è dare senso?

Simpliciter: – Lei non ha più senso. Niente ha più senso? Ora, per Lei, niente più ha
senso?
Complicatibus: – Non aver senso, e forse questo è il senso.
Simpliciter: – Lei non ha più significato. Niente più ha significato? Ora, per Lei,
niente più ha significato?
Complicatibus: – Non aver significato, e questo è forse il significato.
Simpliciter: – Lei non ha più desideri. Niente più da desiderare? Ora, per Lei, niente è
da desiderare?
Complicatibus: – Desiderare il niente? Non aver desiderio, e questo è forse il
desiderio.

Simpliciter: – Lei ha il desiderio di non desiderare alcunché? Non è proprio un
desiderio, è una mancanza di desiderio.
Complicatibus: – Non si può altro che mancare, non si può altro che mancarsi. Non
ci si può che mancare, per desiderare. Forse accomuna quel che non è comune.
Simpliciter. – Lei è fuori dal comune.
Complicatibus: – Forse accomuna quel che non è comune sentire, o quel che non è un
comune sentire.
Simpliciter: – Più che sentire, Lei pare non sentire più. Lei non sente più nulla?
Complicatibus: – Non c’è modo di sentire. Non c’è modo di sentire più. Non c’è
modo di sentire più nessuno.
Simpliciter: – Qualsiasi cosa Le venga detta, Lei non la sente.
Complicatibus: – Non c’è modo di sentire. Non c’è modo di sentire più. Non c’è
modo di sentire più niente. O forse niente di più. E niente di meno. Un comune
sentire, che non accomuna.

Simpliciter: – Niente – di più? Niente – di meno? Niente di meno che?
Complicatibus: – Mai più niente di più. Sempre più niente di meno. O forse sempre
più niente di più, e mai più niente di meno. Una meraviglia senza meraviglia. Una
distrazione senza attrazione.

Simpliciter: – Lei parla per non dire niente. Lei quasi non parla più.
Complicatibus: – Non si parla, se non per dire niente, o per non parlare più.
Simpliciter: – Lei quasi non ha più parole per parlare.
Complicatibus: – Non ci sono più parole per parlare.
Simpliciter: – Lei non trova più le parole. Per trovarle, vanno cercate.
Complicatibus: – Non ci sono più parole da cercare.
Simpliciter: – Lei non cerca più le parole: le parole da dire, le parole per dire, le
parole da dire a qualcuno, le parole per dire qualcosa, finalmente.
Complicatibus: – C’era una volta qualcosa da dire a qualcuno finalmente finito.

Simpliciter: – Lei non si differenzia più. Lei è ripetitivo. Lei ripete sempre le stesse
cose.
Complicatibus: – Forse si differenzia quel che non è differente, e quel che è
indifferente.
Simpliciter: – Lei è indifferente.
Complicatibus: – O forse si differenzia quel che non è differente differire, e quel che
è indifferente differire.
Simpliciter: – Lei è indifferente a tutto.
Complicatibus: – O forse quel che è non un differire differente, ma una minima
differenza che massima mente differita.
Simpliciter: – Massima – mente? Lei non ha minimamente idea di quel che dice.
Lei è incapace di dire altro.
Complicatibus: – Non esser capace è non aver capacità di dire? Non sapere cosa si
dice? Non saper dire si dice che? Non saper dire dicono che?
Simpliciter: – Si dice – che? Dicono – che?
Complicatibus: – Quel che non si sa, non si sa.
Simpliciter: – Lei non ne vuol sapere più niente.
Complicatibus: – Di ciò che è indicibile, tacere.
Simpliciter: – Lei non fa altro che tacere, o dire quel che già s’è detto.
Complicatibus: – Già detto, già. E già detto già detto, già. E già detto già detto già
detto, già: una copia speculare.

Simpliciter: – Lei parla per sentito dire, senza dirne niente.
Complicatibus: – Lei in vece Sua dice un dire sentito, e risentito.

Simpliciter: – Lei, ora, si risente.
Complicatibus: – Si risente una voce, che La chiama, che La richiama.
Simpliciter: – Lei, ora, è chiamato, e richiamato.
Complicatibus: – Una voce La chiama, e La richiama; o, forse, meno di una voce:
una eco.
Simpliciter: – Una eco?
Complicatibus: – Una voce non Sua, una voce che Le sia eco, una eco d’una voce
che Le sia eco: una eco che non Le appartiene.
Simpliciter: – Una eco non Sua?
Complicatibus: – Non la Sua eco, né la Sua Eco.
Simpliciter: – La Sua Eco?
Complicatibus: – Non la eco sfumata, né la eco sfumante: dunque una eco
sfumanda.
Simpliciter: – Da sfumare?
Complicatibus: – E dunque un suono, che suona, e risuona: un suono, o, forse,
meno d’un suono, un risuono, ecco, un risuono.
Simpliciter: – Un risuono?
Complicatibus: – Un suono non Suo, un suono che Le sia risuono; un risuono d’un
suono che Le sia risuono: la gran cassa della risonanza, il cui tocco non è altro che un
rintocco.

Simpliciter: – Un rintocco? Invero pare proprio non essere null’altro che un rintocco:
tutto le si ripete indifferentemente: una voce e la sua eco; un suono e il suo risuono;
un tocco e il suo rintocco: tutto senza la benché minima differenza.
Complicatibus: – O forse con una massima differenza, che minima si sente; che
indifferente si mente; che differente parla, senza dire: una voce senza più eco, un
suono senza risuono, un rintocco senza tocco. O una voce senza suono, e una eco
senza voce: senza più voce dell’eco, senza più la voce di Eco. E pure, si dà. E così si
dà. In differenza un passo avanti per quel che è indietro, e un passo indietro per quel
che è avanti. Per dire quel che non è da dire. Per ridire. Per aver sempre da ridire, per
esser sempre da ridire. Indietro per dire la differenza, avanti per ridire l’indifferenza.

Simpliciter: – Lei, ora, non è più equo. Lei, ora, pare voglia finalmente sbilanciarsi.

Complicatibus: – Un conto dispari in differenza, e uno pari all’indifferenza. Per dire
che quel che è pari è dispari e viceversa. Quel che è pari all’indifferenza è dispari in
differenza, e senza potere.
Simpliciter: – Non se ne può più. Non appena Lei pare voglia finalmente dire
qualcosa, si riduce a niente il Suo dire.
Complicatibus: – Lei, forse, non ne può più. Non c’è possibilità di poterne di più.
Forse c’è solo e soltanto la possibilità di poterne di meno. Sempre di meno. Un dire
ridotto all’osso, ridotto a niente: un dire stringato, ecco, forse una stringa.
Simpliciter: – Una stringa?

Complicatibus: – Una stringa.

8 Comments on "Giovanni Campi: Tempo libero"

  1. Mi ha detto che se volevo potevo finirla prima, gli ho risposto che per principio non finisco mai una storia.
    Many thanks Teq!

  2. Giovanni è grande! E Abele… pure!

  3. Complicatibus: – Un conto dispari in differenza, e uno pari all’indifferenza. Per dire
    che quel che è pari è dispari e viceversa. Quel che è pari all’indifferenza è dispari in
    differenza, e senza potere.
    Simpliciter: – Non se ne può più. Non appena Lei pare voglia finalmente dire
    qualcosa, si riduce a niente il Suo dire.
    Complicatibus: – Lei, forse, non ne può più. Non c’è possibilità di poterne di più.
    Forse c’è solo e soltanto la possibilità di poterne di meno. Sempre di meno. Un dire
    ridotto all’osso, ridotto a niente: un dire stringato, ecco, forse una stringa.
    Simpliciter: – Una stringa?

    Complicatibus: – Una stringa.
    ***

    grandioso il tuo intessere le parole al pensiero sempre sul filo dell’ironia.

    Teq, a te, non una stringa … ma un nastro ed alloro.

    ti abbraccio… n.

  4. sic et simpliciter

    se non che
    in questa specie di dialogo “sopra i massimi sistemi” (simpliciter al posto di simplicio?, non è così semplce :))
    la spirale quasi logorroica delle stringhe del dire , va a creare (ricreare?) filo soffici universi (nn so quanto sofisti o universali).

    rimango così allacciata, se mi stringo in sostanza molto presa.
    ciao

  5. abele, cui avevo detto di non saper allacciare le scarpe, ed è per questo che poi la storia senza storia di codesto ‘tempo libero’ è rimasta lì come sospesa a mezz’aria e inconclusa, mi ha risposto che anche lui aveva difficoltà con le stringhe, né ha mai avuto la volontà d’imparare nonostante i vari consigli: non ci resta, a me e a lui, se non riempire le scarpiere d’altro che non sian le scarpe…

    grz a tt per gli interventi

  6. insisto sarebbe perfetto per il teatro
    grande teq
    c.

  7. Già, la bipolarità della stringa per allacciare un discorso: ora si recita a soggetto, anzi si cataloga negli annali (migliore scarpiera)ciò che è sopravvissuto di un enento minimale, evenienza (semplice allaciare conversari) da rendere in forma dialogica. Il mezzo che elabora e riproduce altro non fa che tirare le fila di una stringa binaria cui è assegnato l’alto incarico della sua riscrittura … Simpliciter vs Complicatibus.
    Umanitas …required.

  8. E’ attraverso l’ estenuante, interminabile ping pong di battute che questo ‘eco-dialogo’ conduce alla stringa finale: tagliarlo sarebbe stato un sacrilegio.
    Trovo anch’io che dovrebbe essere messo in scena.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*