Stefano Giorgio Ricci: Mi fido di te

Sono le briciole a denunciare la mensa
ed io, di te, conosco il sale che scorre,
da teschi e tasche, ed altro necessario
alla mano che dispensa dolcezze
e incondita ortica;

io, di te, conosco il calore di schiena
e il chiaroscuro d’odore – prodigio d’agguato-
versato nella paura di penombra
-mi fido della tua terraferma-

Io, di te, conosco l’aria ed il cibo
ma non il disfare d’agosto – in carezza di dedica-,
non il tradimento di strada, nella sorpresa di pugno,

mi fido della curva del rimorso.
Io, di te, conosco il debito
io sono il tuo debito

non puoi inceppare, ora, il linguaggio del viaggio
io, di te, conosco i compleanni e i suicidi e il nulla
io, di te, conosco tutto
tranne gli occhi.

10 Comments on "Stefano Giorgio Ricci: Mi fido di te"

  1. Poeta fine ed ironico, Stefano è un grande osservatore del nostro essere “umani”. Spazia su tanti temi conservando uno stile e uno sguardo inconfondibili. Un signore di altri tempi, verrebbe da dire, che va dritto per la sua strada…

  2. Scava nelle vene della parola nel suo scorrere intimo attraverso il terreno morbido e tortuoso del soggetto oggetto del suo amore, irrorandolo della propria sensualità che si fa abbandono fidele e quasi indifeso, totale e cieco in quel non-vissuto, intangibile nellavanzare a tentoni per le vie del segreto che sfugge e non si coglie se non nello sguardo, vero, sincero, inafferrabile dell’amata/terra.
    Noto spesso un senso di malinconico negare la reale possibilità del vivere l’amore in modo totale e completo, nella sua carnale pienezza appagante. Una sorta di cupo e talvolta ironico esistenzialismo vena i suoi scritti, che sono materialmente palpabili e ricchi degli odori della carne e della sua femmina terra, riconoscibile in tutta la sua *isolanità* ricca di contrasti nei colori, ora aridi e impervi, ora floridi e verdeggianti, limpidi, azurri, fecondi come una donna amante e madre, felede ed iraggiungibile, ideale nella sua reale mancanza.
    Ed è proprio l’isola a determinare e segnare il passo d’incompiutezza a due, con il suo innato destino al canto della solitudine…
    ma è solo una personale lettura delle sue poesie.

    un abbraccio a Stefano, n.

  3. ricordàvola: il mi “fido” bau, che incarna la fiducia a tempo (debito).
    l’altra volta (forse) non avevo scritto di recondita e “in con dita”, a mo’ di tatto incontro mano.

  4. e anch’io confermo, non solo il “ricordàvola!” di malos (!!)
    ma anche il “Poeta fine ed ironico” di neobar.
    Vi aggiungo la tua capacità di mescolare il linguaggio letterario/”alto”, con uno più colloquiale/”basso”
    così come la stessa mescolanza la proponi nella costruzione sintattica del verso, per es. a volte anteponendo l’aggettivo al sostantivo, ma sempre con la capacità di ottenere un effetto naturale.
    Calibrato anche l’uso della metafora-
    insomma bravo-

  5. non so decidermi se essere più commosso o felice…così con fusione massima vi abbraccio (anche perchè 4 pezzi da 90 (dotti medici e sapienti), riuniti al capezzale di uno sciagurato di tal fatta, non li si riscontra tanto spesso.
    Abele, poi, posta in questa sua splendida maison di cultura una delle mie più amate…che faccio???scodinzolo???
    Anzi dirò di più: non ricordavòla così bella. Forse appesa alle pareti di un intenditore, con la cornice giusta, cade meglio.
    Confuso, e con l’uso della mia riserva di calma olimpica, vi porgo la mia umile poetica.

  6. sei troppo forte, Stefano! 🙂

  7. Per me, caro Stefano, nonostante la semplicità – sempre apparente – del linguaggio, il tuo scritto non incontra l’aspra diade alto-basso nella percezione e ricezione del contenuto letterario. Ciò che vuoi dire lo esprimi: tutto qui (si fa per dire:-))… La bellezza è che arriva a un punto inequivocabile: al cuore. La collocazione giusta, la migliore:-)

    Ed è una poesia equilibrata, pulita nel lessico e nella forma, un “prodigio d’agguato” che mi piace moltissimo.
    E si fa prodigio Colui che conosce tutto, ma proprio tutto – TRANNE GLI OCCHI?, ma davvero davvero?! – dell’altro: quando l’Altro si chiama Amore.

    Bellissima poesia. Rara per eleganza, raffinatezza, duttilità.
    Anch’io, Stefano, scondinzolo insieme a te. Felice di essere qui, a godere della tua gioia…
    Evvaiiiiiiiiiii, sciogli la calma olimpica!
    Un abbraccio

  8. ehi, ehi, mi commuovo 🙂
    in vero è questa poesia che muove e ogni volta che la leggo ne trovo conferma, che poi quel calore, naturalmente, non è solo del cane (avuti tanti da piccolo).
    Un abbraccio a tutti e al Maestro in particolare

  9. notte al collettivo NEOBAR!

  10. Buongiorno a Ninì e al collettivo :)))

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