Nina Maroccolo: Annette

locandinaAURORALIA

INTRODUZIONE

“Auroralia” è un progetto legato a una foto di Jerry Uelsmann, uno dei fotografi surrealisti più importanti del panorama attuale e mia grande passione. Agli inizi di maggio ho chiesto a un gruppo di amici – scrittori, poeti, traduttori, editor, giornalisti, amanti dei buoni libri – di scrivere un racconto di circa tremila battute ispirato all’immagine che raffigura una donna in volo sopra uno specchio d’acqua.
Ho ricevuto adesioni entusiastiche. Il livello qualitativo dei racconti è notevole.
“Annette” è uno dei fiori all’occhiello di “Auroralia”, che a Novembre diventerà un’antologia, pubblicata dalle Edizioni Zona.
Ringrazio Nina Maroccolo per aver impreziosito la mia iniziativa con una storia indimenticabile.

Gaja Cenciarelli

ANNETTE

fotoLafanciullavolante

 

 

 

 

 

 

 

Quel battito di foglia su pelle d’organza rendeva erbacea Annette.
Ossigenava ogni lembo epidermico di clorofilla, salmo laico, crescente fertile mitralico. Quasi un congeniale atto di fede: selvatico, corinzio, a volte irritante. Ma trasparente.
La camicetta che indossava Annette si chiamava Annette. L’anima di Annette era quel battito sempre più vicino all’aggrumarsi fogliante in piena fibrillazione.
Faceva vento. Tirava forte in quel mattino d’acqua battente. E l’anima di Annette tempestò malumore mentre s’inurbava nell’omeopatica ritualità giornaliera, infibrata di notti bianche, linde, profumate di candeggina. Poi, irritata, pensò:
“Se continuo così diventerò vecchia. Quindi avanti a mosca cieca, inghiottendo la vita come un’ostia”.
“Si vive e si muore come uno sputerebbe” mormorò un passante.
Lei si voltò di scatto. Se fosse stata sua quella lingua d’ortica?
No. Aveva appena incrociato Clemente Rebora.

La camicetta che indossava Annette, che si chiamava Annette, sgualcita come l’anima di Annette, vibrava abbandono al gioco degli eventi. Assiepandosi dietro una moritura pianta sempreverde, scoprì il manifesto di Jerry Uelsmann. Era bagnato dalla pioggia, sebbene resistente sul quel muro in festa.
“Concediti questo viaggio, così la tua mano, apparentata alle Cose Di Sempre, smetterà di tremare”.  Ancora Clemente?!
“Non ne posso più delle Cose Di Sempre!” gridò Annette.
Tanto, più le metti da parte più ti ricordi che esistono.
“Come?”
Stai tentando inutilmente di scostare Le Cose Di Sempre appena più in là.
Annette, battito di foglia su pelle d’organza, non volle più ascoltare. Decise di entrare nel poster di Uelsmann, prospettiva dell’infinito. Un antico fulgore l’ammantava di vastità, lontananza dal profondo della memoria, percezione d’un palpito – oppure tristano sito archeologico: quasi fosse la riesumazione, nella volta celeste, di una Pompei delle pupille. Ma le sue mani di mare, pallide mani aurorali, stringevano il biancore di una garza umida pronta a lenire lacrime sulfuree. L’imperfetto vagare tra profluvi di stelle l’avvicinò all’abisso più oscuro. Sgusciandone fuori, impercettibilmente.
Incantamento nell’Èra della Galassia IC 342. La cifra iniziale.

Un Sé pigramente immobile. Annette lo distraeva preferendo un’esistenza che rendesse accondiscendente la relazione con gli altri: convenzionale, sicuramente meno rivelatoria nell’economia del rito quotidiano. Dramma imperniato di casa, minestrine, zie, genitori, figli.
Ora, nuda, sospesa, eccelleva in questo navigare il supremo mare degli archetipi, come fosse la tiepida vasca del nostro primo bagnetto infantile. Poiché l’acqua può divergere dall’essere semplice infinità dolce-salina: è moto cardiaco dell’anima, madre che allatta, cavalli al galoppo: è il reame delle possibilità.
“Concediti al turbamento dei sogni, alla verità rotante dell’occhio, prova ad immaginare l’equatore della tua genesi. Ti saprai coscienza cosmogonica, e finalmente abbandonerai Le Cose Di Sempre”. Era Jerry, stavolta, a parlare. Uomo umanato:
“L’amore supera la morte, persino quella dei vivi”.

Ore ventidue. Il tempo convertì le lancette dell’orologio ad un semplice pensiero filosofico, che prevedeva variabili sul concetto di velocità (simile alla trasformazione di Eva in Ave). Dunque acconsentì a un rimedio allopatico, pur di sfuggire alle intenzioni malanime di Annette, tremula sull’alto cornicione di un palazzo vermiglio. Era tornata tra Le Cose Di Sempre.
Durante il volo Annette rammentò quel mondo come il suo fattibile non-luogo. Deragliava tra solitudini adamantine un unico movimento che era vertigine, sospensione e approdo *.
Discesero gli occhi.
E le stille non s’acquietarono.

Nina Maroccolo, maggio 2009
[A Gaja Cenciarelli, Jerry Uelsmann,
Julio Cortázar, Abele Longo]

Live performance di Nina e Anna sul racconto    “Ad Sidera” di Anna Costalonga

Live performance di Nina e Anna sul racconto “Ad Sidera” di Anna Costalonga

Anna Costalonga durante la lettura teatralizzata

Anna Costalonga durante la lettura teatralizzata

Gaja, al microfono, e Sabrina Manfredi durante la lettura “a due voci” del racconto “Quante volte” di Gaja Cenciarelli

Gaja, al microfono, e Sabrina Manfredi durante la lettura “a due voci” del racconto “Quante volte” di Gaja Cenciarelli

Note e Crediti:
* Julio Cortázar: dal racconto “Il Fissatigre” [Storie di cronopios e famas, Einaudi, Torino]
-La locandina è opera di Massimo Giacci e Sabrina Manfredi
-Foto di Isabella Moroni

27 Comments on "Nina Maroccolo: Annette"

  1. Carissimo Abele,
    ancora una volta nella tua casa, ospitandomi generosamente insieme agli amici di Auroralia.
    Ti sono molto grata, soprattutto felice!
    La mia Annette erbacea è arrivata anche qui.

  2. La tua Annette è anche aerea, leggera e trasparente da essermi passata davanti nei film più belli (in bianco e nero naturalmente). Grazie a te Nina, di cuore, anche per la dedica.
    La camicetta che indossava Annette si chiamava Annette…

  3. Sì, verissimo. E’ stata la foto di Jerry che me lo ha imposto. Annette è Aria, sospensione, attesa, è un personaggio surreale benché viva la sua realtà con tensione e inasprimento. E’ ossessionata dalle Cose Di Sempre, la quotidianità… Un giorno incontra quel manifesto, ne rimane affascinata. Entra, e comincia un viaggio Iniziatico.
    *
    Mistero un passaggio amato da molti, e da me per prima: “La camicetta che indossava Annette, che si chiamava Annette, sgualcita come l’anima di Annette […]”. Racconta tutto di lei.
    *
    Il fatto che tu vi intraveda un concreta e ipotetico film in b/n mi rende orgogliosa… tantissimo!!!

    La dedica a te è venuta dal cuore. Mai impedire al cuore di esprimersi…

  4. mario schiavone | settembre 1, 2009 at 19:58 | Rispondi

    nina: tu mi preoccupi.
    nina: cosa scrivi?
    nina: come fai a scrivere certe parole cercando di frantumare l’atomo…con una paletta da mare?
    nina: avanti tutta.

    N:nessuno
    I: imiterà
    N: nina
    A: arrangiastorie!

    N: nata
    I: in
    N: notti
    A: ancora

    N: non
    I: immaginabili
    N: notti
    A: assolutamente

    N: nostre
    I: indimenticabili
    N: notti…
    A: ammalianti

    baci.

  5. Anna Costalonga | settembre 1, 2009 at 20:10 | Rispondi

    E’ una meraviglia per me leggere Annette anche qui, E’ un testo che ho sempre trovato magnetizzante, dalle parole che volano davvero leggere come organza, proprio con quello stesso slancio della donna nel cielo, nella foto di Uelsmann.
    Provare a ribellarsi alle Cose di Sempre, sì, cercare di volare come fa Annette, anche se poi, nelle Cose di Sempre, proprio perché di Sempre, ci torniamo sempre. Vertigine, sospensione, approdo: per ogni vertigine, lo scotto di miriadi di stille, stelle, sidera e ad sidera…
    Auroralia è una grande iniziativa di Gaja, che ha permesso a un testo come questo di vedere la luce, grazie alla luminosa Ninì, come ci piace chiamarla. E che poi, personalmente, mi ha regalato la possibilità di starle accanto nella lettura teatralizzata (sempre su sua ispirazione) del mio. E’ un regalo nel regalo, per me, vedere anche le foto di quella piccola ma emozionante performance! Un caro saluto, Anna

  6. Lo scritto segue la foto come una leggera carezza, rendendo perfettamente il sovrapporsi di una creatura in volo su un paesaggio aereo, ma con il volto e l’ombra rivolta al suolo.
    -“Si vive e si muore come uno sputerebbe” mormorò un passante.
    -“Concediti al turbamento dei sogni, alla verità rotante dell’occhio, prova ad immaginare l’equatore della tua genesi. Ti saprai coscienza cosmogonica, e finalmente abbandonerai Le Cose Di Sempre”
    Sono le due voci che accompagnano la figura: l’ombra e il volo, Annette e la camicetta che indossava, così separate eppure così assolutamente inscindibili, come non può esistere la luce senza l’ombra.
    Affascinante questa simbiosi scrittura-fotografia, magica.

  7. @ MARIO

    Mon Dieu, che commenti stupendi! Mi sto chiedendo come rispondere al primo: quello di Mario, in accordo d’acrostico moltiplicato:-)
    Quelle iniziali domande mi terrificano: “Tu mi preoccupi”, “Cosa scrivi?”, “Come fai a scrivere certe parole cercando di frantumare l’atomo…con una paletta da mare?”

    Scrivo di Noi, Mario, attraverso me. Cerco di essere un filtro per far arrivare temi che appartengono a tutti. Il forte impedimento è la difficoltà espressiva. Ormai è stato conclamato ufficialmente, dai più, che le mie sono “parole” e “composizioni” complesse.
    Ne prendo atto. Mi rendo conto d’una espressività agli estremi, sminuzzata, alla ricerca di una perfezione stilistica addirittura ossessiva… Come se dell’infinità marina volessi cogliere ogni singola goccia.

    Non so dirti perché scrivo così. Forse io stessa sono così, come la mia scrittura che “invita” a penetrare la nostra interiorità: dentro, dentro, dentro, sino alle profondità marine. Sino al recondito sentire, all’invisibile da rendere visibile per Rivelazione, sino alla regia che muove il ciak verso una minuscola particella d’acqua dimenticata. Chissà, forse la più importante.

    Grazie per gli acrostici [arrangio storie con la musica, con la nave a dritta. Il canto dei marinai mi accompagnano a cinseguire il “nostro” Moby Dick! ]… Un abbraccio caro, e grazie.

  8. @ ANNA

    “Provare a ribellarsi alle Cose di Sempre, sì, cercare di volare come fa Annette, anche se poi, nelle Cose di Sempre, proprio perché di Sempre, ci torniamo sempre. Vertigine, sospensione, approdo: per ogni vertigine, lo scotto di miriadi di stille, stelle, sidera e ad sidera…”

    Sì, cara Anna. E’ proprio così.
    Esiste, nel racconto, il tentativo di demolire Le Cose di Sempre. Il ritorno di Annette non testimonia una sconfitta – anche se così potremmo interpretarla. Di fatto, lei torna da quel suo viaggio con qualche Consapevolezza in più. Salvifica:-)))
    Inoltre: il finale si può interpretare come un suicidio. Non lo è!
    E’ un volo simbolico… Lei torna nella normalità, ma Annette è cambiata. Piange in una fase catartica e liberatoria.

    LE COSE DI SEMPRE NON ESISTONO (Ermanno Gioacchini). Siamo noi a renderle tali, spesso… Insoddisfazione e infelicità sono le conseguenze.
    Esiste davvero, cara Anna, “il reame delle possibilità”:-)

    Serata AURORALIA, “Ad Sidera”, perfomance.
    Postilla importante: avevo deciso di non leggere il mio testo, convinta che la bellezza di quello di Anna mi portasse in territori “esplorativi” e ricchi di “suggestione”. E’ lei che ha accompagnato me, non il contrario.
    E’ stata un’esperienza bellissima. Indimenticabile per forza empatica e di pathos.
    Sono io a ringraziarti, profondamente.

  9. @ ColpaMetafisica: grazie mille:-)

    @ PATRICIA: Ti sei soffermata su momenti importanti del racconto, quelli che “rivelano” OMBRA e LUCE; raggi che si compenetrano – equilibrandosi.
    Posso solo risponderti, con grande gioia, che mi hai colpita e affondata!!!
    Grazie, grazie davvero… Potessi affondare sempre così:-)))

  10. Hai , amico Abele, la grandissima capacità di proporre delle autentiche perle…ancora una volta non smentisci questa fama….non v’è stata tua proposta che non abbia incontrato, grandemente, il mio gusto….
    Per l’ennesima volta, grazie all’artista in visione ed al grande Abele.
    abbracci

  11. Hi, my dearest friend, I’ve been thinking of you and you know why… 🙂
    Mi piace raccogliere perle, Stefano, ne faccio collanine per mia figllia convinto come sono che solo il bello ci può salvare. Annette è un racconto stupendo perché Nina vive di arte ed entra, perfettamente a suo agio, nel mondo di altri artisti. Mi è sempre piaciuto Uelsmann, ma leggendo Annette, soffermandomi sulla perizia, sul lavoro di “montaggio” di Nina (stupendo l’incontro con Clemente Rebora ) mi è venuto da pensare alle ore passate da Uelsmann nella camera oscura (tutto facile ora con il computer, ma l’aura di quelle foto rimane intatta perché si legge proprio il tempo e la passione con cui si è lavorato su). Nina è Annette, e grazie a Nina mi sento più vicino a Uelsmann. La cosa che più mi affascina del racconto è che Annette non entra in un film dove comunque sa già come la storia va a finire ma in una foto di una donna sospesa in un mondo senza tempo e confini… “inquietante” come dice Mario nel post precedente, da far venire i brividi aggiungo. Grazie Nina e grazie a tutti voi per i commenti.
    Abele

  12. Auroralia si espande, dunque, come un rizoma irresistibile capace di scovare ogni luogo nel quale vi siano astanti capaci di apprezzarne la bellezza. Ogni tanto espone un fiore che vive solo se ammirato. Annette è uno di questi. Grazie a Gaja e a Nina per averci donato questa esperienza. Grazie ad Abele per averla guardata con occhio compiacente.

  13. Ciao Pasquale, grazie mille per il tuo commento, importante perché anche tu fai parte del progetto Auroralia e hai vissuto quest’esperienza dal di dentro (molto bello anche il tuo racconto). Annette (mi vien da dire Ninette) ha radici forti come quelle dei fiori che attecchiscono nel deserto. Più che “compiacente” il mio è un occhio “esigente”, alla continua ricerca e che quando finalmente trova si ferma a guardare.
    un caro saluto
    Abele

  14. bellissimo progetto grandissimo racconto
    maroccolo superba
    c.

  15. Aver fatto parte del progetto Auroralia e’ stata una fortuna. E un grande onore. Aver poi visto la performance di Nina durante il reading al Flexi resta un’esperienza irripetibile.

  16. tutto molto bello… del resto con Nina c’è da essere solo *ripetitivi*,
    quindi, mi limito ad applaudire con un abbraccio.
    n.

  17. repetita giòvano:

    questo commento è da saltare eppure basterebbe un piccolo scambio di consonanza consonante per fuoriuscirne di tra i denti e muoverne labbra in una continuità che articoli l’arte in modo che il salto sia un portarsi in salvo e il saltare di palo in frasca sia un salvare, ecco dunque l’irragionevoli ragioni per cui quell’abbandonarmi all’abbandono di cui sopra è stato appunto un semplice complimento, come ha ben visto anna, e pur senza capirne un’acca, questa lettera muta, dalla cui mancanza di suono ne è scaturita appunto una mut’azione, quella di esser compresa al di là della comprensione diretta: è arrivata al centro della comunicabilità senza aver abilità nel comunicare, attraverso l’esperimento che nell’es per i mento; c’è sempre nella scrittura un rivolgersi al caro lettore anche per numi e numeri imaginari, sebbene nel mio caso, essendomi morta ogni imago dell’imaginario collettivo, la via per il numero i è da intendersi mentita sotto le spoglie spoglie, denudate al tutto e al lutto, a ché ogni nulla me ne diventi una culla, e a volte viceversa. ma non è questo il caso, nel caso in questione, di fatti, della lettura della partitura di nina, e il canto e l’incanto e il suono e il risuono si sono, come dicevo, ratti imposti nel mio corpo di roccia, oh, non che sia un cultore di cultura fisica a mostrar di muscoli, non che sia un praticante di palestre per palestrati di body building, l’unica palestra che frequento m’ha insegnato tutt’al più una body art, per sanguinarmi la ferita, per mostrare sì un muscolo, ma quello del cuore, quest’alternanza di sistole e diastole, che esplode e implode, che si espande e si ritrae, e dunque il racconto m’è valso per una metamorfosi dal disumanato all’umano, dalla dura pietra o roccia intrusiva a quella effusiva, di fatte fusa per le disfatte atomiaolalie mie. è vero, sto digredendo, ma è solo per digressioni dalla via maestra che m’introduco, per vie sotterragne e sovraccelse, per vie equoree e ignee, ad illuminare il luminare non solo di lumi della ragione ma anche di dilucoli illucinati e phantasie per “amor di troppità”: non c’è tempo per dire che non c’è tempo, non c’è luogo per dire che non c’è luogo, non c’è azione per dire che non c’è azione, questa triade della triunicità non esiste, non esiste tempo che non sia eterno nella letteratura di nina, non esiste luogo che non sia il nonluogo per eccellenza che è la letteratura di nina, non esiste azione che non sia contaminazione nella letteratura di nina, la cui mina, minima o massima che sia, miniata in fracto fragmento o nel quadro d’assieme, come mina c’esplode e implode, e conta, oh, se conta, e ogni conta che ne fa diventa canto, e incanto, e suono e risuono, ogni cifra cifrata, ogni sigla siglata, come nel caso della discoperta galactica, diventa altro da sé mantenendo intatta se stessa, l’universo che è si fonde in un i verso, nel nume e numero d’un’imaginazione che trascende, che si metafisicizza, che diviene corpo e corpus, che si metatestualizza, ché non c’è altro da dire se non l’altro, questo dialogo metateatrale e impossibile con l’impossibile, l’autore della foto da raccontare diventa personaggio del racconto, si confondono in una confusione rigorosa tutti i pezzi spezzati, letteralmente con fusi, fusi insieme, e in tutti i sensi, dal candeggio dei lumi si passa alle mezzeluci, alle nonluci, al tenebrore della tenebra, alla nottefonda che nel fondo diviene noctiluca, la noctilucente oscurità di nina apre squarci di tra oculi e cuori e cerebri, sempre con “mani lievi”, e con “foglie lievi”, “foglie di sibilla al vento”del destino, ecco la sua “carne erbale”, il velo che disvela, l’anello che tiene e non tiene, ma a proposito d’anello mi sovviene anche che nella suggestione suggerita da quel cifrario di galassia spiraliforme ho trovato non uno ma due anelli chiamati “occhi del cielo”, ecco che dunque, per me, gli occhi di nina son proprio questi occhi del cielo che m’illuminano e m’illucinano, mi partecipano tutta la materia oscura che ancora noi si è, che addolora, che ferisce, che c’insanguina, ma che lenisce, e cura, e ci cura: non c’è quiete nelle stille d’inchiostro

  18. @ EVENTOUNICO: ha risposto per me Abele:-)
    I fiori non possiedono ego, ed è un privilegio naturale. Non conoscono il significato del loro fiorire: questo è il loro segreto.
    Grazie per il tuo commento:-)

    @ STEFANO: Un grazie immenso a te… Anch’io amo questo luogo e ciò che Abele propone. La sua esigenza e conoscenza lo colloca in una dimensione dove la ricerca della Bellezza è sempiterna salvazione: la sua, la nostra, quella di tutti… Un caro saluto!

  19. @ LAURA: Dici bene, carissima Laura. Aver fatto parte, far parte del Progetto Auroralia ha permesso a molte persone di “unirsi”, confrontarsi, dilettarsi nella lettura reciproca giornaliera – e in un clima di serena reciprocità.
    Magica serata quella del Flexi. E felice che la perfomance ti sia arrivata al cuore. Un bacio.

    @ CARMINE: grazie, amico caro:-)
    @ NATALIA: sei sempre gentile… mi stringo tra le tue braccia!

  20. @ TEQNOFOBICO: opera monumentale il tuo commento, degna del grande scrittore quale sei:-)

    Hai ragione: la scrittura cerca sempre di essere e dare corpo e “corpus” all’opera che, vivendo, attraversiamo – e solo dopo, in fondo, abbiamo il sentire di poter narrare.
    Non so se tutto questo metatestualizzi le parole che ci illudiamo sorgive, immediate quanto inopinate. Mi piace però pensare che ogni autore, come il personaggio della foto di Uelsmann, trasvoli attraverso -e oltre- le sue stesse pagine…
    Un grazie immenso per la tua nota critica stupefacente.

  21. AD ABELE, con stima ed amicizia infinite…

    Com’è vicino l’irraggiungibile –
    Che non si può slegare né guardare, –
    Pare di tenere in mano uno scritto
    Al quale, subito: rispondi…

    [Osip Mandel’stam, da “Ottave”]

    Nina per Te

  22. Il bisogno di scrivere, nel senso di “risposta” a stimoli e urgenze, un volo attraverso, come dici. Come per le farfalle, sono sottili membrane la polvere che fa volare. Di nuovo grazie, Nina.
    Abele

  23. stasera conto di godermi questa pagina …
    In apnea.

    Intanto un saluto a tutti

  24. intrigante la fotosintesi *lipofilliana* che, nel mentre dà corpo all’incipit, appiana le linee d’espressione d’annette, giustamente preoccupata per la deiescenza delle proprie rugosità cutanee (“Se continuo così diventerò vecchia”:))). nitida, poi, la trasparenza della doppia pelle (rivestimento dermo-epidermico + tessuto “organzmico” della camicetta), laddove il flusso *binario* d’ossigeno fa sì che la camicetta indossi la donna (difatti, la camicetta è l’anima stessa “scollata” di annette).
    almeno finché il treno dei pensieri non approda al deragliamento finale.

  25. Ma io non avevo letto questi ultimi commenti!!!

    MALOS: sei eccezionale:-))) La fotosintesi lipofilliana fa molto Gadda… e il tuo commento è un’interpretazione sublime di Annette, “preoccupata per la deiescenza delle proprie rugosità cutanee”.
    E direi che è molto profondo, acuto, simpaticissimo e, soprattutto, unico questo gioiellino d’interpretazione; ci sono verità uncinate…

    Un capolavoro di commento, e sono sincera:-)
    Grande Malos

    @ FRANCESCA: a questo punto ti sei arresa… Come non comprenderti?!

    Baci, Ninì

  26. Francesco Tontoli | agosto 7, 2011 at 09:41 | Rispondi

    abbagliato, anzi annegato, sì, ma anche fotografato, fotoestasiato, sovraesposto e molte altre cose ancora volanti e volatili come la fotografia, scienza dell’attimo (qui è un ultimo atto, vero? o almeno un primo, un finis terrae , un primo cielo)….

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