Abele Longo: Reversibilità

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Stavo per andare a comprare il sale
quando ti vidi intenta ad asciugare
i lunghi capelli al sole. La tosse
e il catarro impedirono di dirti
di venire dentro. Sembrava cosa
da fare sposarsi e partire in guerra.

La notte sentii un piagnucolio
sussurrare ad un orecchio da una vita:
ti ho veduto al fronte colpito a terra,
la neve che congelava le dita.
Di me si son presi cura i parenti
la chiamano reversibilità,
mi hanno legato mani e piedi al letto,
mi hanno strappato i capelli uno ad uno

uno ad uno come i giorni
stanchi e lenti all’imbrunire,
recisi dal telaio
dalla tela del ragno,
una ad una anche le notti
fredde e disperate all’alba,
slegate dall’ordigno
di un rotolo di spago.

Al mattino ti vidi nel giardino
asciugare i lunghi capelli al sole,
sto andando a comprare il sale, ti dissi.

9 Comments on "Abele Longo: Reversibilità"

  1. chissà perché per me la vera poesia è proprio quella che nasce “di getto”.
    bella tutta. perfetta.

  2. Discorso lungo, Natàlia… comunque bello quando viene tutto facile, quasi per incanto. A me non succede spesso e per questo ne sono ancora di più contento. Grazie!

  3. carmine vitale | agosto 19, 2009 at 08:04 | Rispondi

    resta tra le tue tra le mie preferite
    c.

  4. quei “lunghi capelli”, fili fini scintillanti al sole, creano la trama per questo percorso esistenziale (l’incontro, la partenza per la guerra, la morte, la vedova impazzita dal dolore ec..) ordito sul filo del ricordo, da quello del destino (“il ragno”), per una vita penelope ogni volta recisa, disfatta e riannodata lungo i giorni

    allora la “reversibilità”
    che si dà impossibile
    diventa fattibile appunta in un diverso riavvolgimento della storia (quello data dall’ultima strofa)
    così che al di là di come sia andata
    quello che conta è che il sentimento, l’emozione sa riprovare, riannodando altri fili e sensazioni, riannodare.

    molto bella Abele.
    ciao

  5. Grazie Carmine!
    E un grazie grande grande anche a te, Margherita, per aver messo insieme i fili!

  6. questa tua.
    Non mi fermerò a dire soltanto della musica speciale e rasssegnata dei versi. Di come sappiano dire tutta un’esistenza e di come la tengano viva.
    Dirò di tutto quello che ci sta intorno, dirò dei muri a secco della costruzione di un solitudine rassegnata, pietra sopra la pietra.
    Dirò di tutto il sud, di tutto il salento che sta dentro questa tua.
    Tutto il salento dentro e non solo. Dentro c’è tutto un mondo, dentro questo tempo che passa e manda a male le cose. E le persone. C’è tutta la filosofia del neobarocco che s’impregna della quotidianità che viviamo.
    Per forza. Soli senza sapere il destino.

    Ecco, Abele. E’ una meraviglia, questa tua.

  7. Detto da te ha un valore speciale. Se per “meraviglia” intendiamo la capacità di sorprenderci ancora e di non rassegnarci, la meraviglia la trovo costantemente nelle tue. Che poi anche tu sia nata da quelle parti me le rende ancora più care.

  8. nina maroccolo | agosto 20, 2009 at 00:51 | Rispondi

    Uno straordinario racconto, non semplice direi… Neobarocco nell’accezione pura che gli conferisce Francesca Pellegrino. La parte in corsivo è una Lacrimosa, struggente per disperazione, composta, dignitosa – come tutta la partitura poetica.
    Poesia sonora, mini-racconto… non vorrei ingabbiare: la tua scrittura appartiene ad una forma non-forma, qui sta la sua unicità.
    Semplicemente perfetta da un punto di vista compositivo.
    Entra nel cuore per mangiarselo tutto… Grazie Abele. Il cuore battente e rosicato ti è grato!

  9. Cara Nina, “cuore battente e rosicato” è quello che vuole essere questa storia, che quando arriva a colpire un’artista come te vuol dire che ha ormai i piedi per camminare da sola.

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